Loro 1: il godimento che distrugge il sentimento

Loro 1: il godimento che distrugge il sentimento

Commentario analitico di Damiano Biondi sul primo dei due episodi di Paolo Sorrentino dedicati a Silvio Berlusconi e al substrato umano e politico che lo ha prodotto.

Da potenziale padre, cioè colui che porta il senso del limite che consente alla mente di entrare nella comunità degli esseri umani, Berlusconi diventa il “papi”, cioè colui che non segna la differenza tra le generazioni ma che elegge il proprio godimento a principio dello spirito

Sergio Morra, un giovane faccendiere senza scrupoli, è abitato dalla prorompente voglia di abbandonare la piccola città del sud in cui vive per inseguire sogni di ricchezza e potere. Non prova rispetto per il padre che è un imprenditore onesto che non accetta di pagare tangenti per ricevere favoritismi che aiuterebbero l’azienda di famiglia; Sergio rifiuta di identificarsi con un padre che lo invita a distinguere il bene dal male, il godimento immediato ottenuto a qualunque costo dal piacere inevitabilmente ridotto ma più profondo, frutto dell’attesa e del lavoro. Un’intensa ed euforica eccitazione lo pervade quando lo coglie l’intuizione di fare da intermediario tra donne giovani e belle disposte a vendersi e uomini potenti pronti a pagare per garantirsi un harem su cui poter esercitare una medievale mescolanza di lussuria e violenza. Rapidamente la sua intraprendenza lo porta a Roma dove fa di tutto per immergersi in un fitto e notturno sottobosco fatto di feste, cocaina sesso e compravendita di corpi umani. Qui ogni confine diventa sfumato e politici, massoni, rappresentanti dello Stato, criminali e sfruttatori galleggiano con lascivia in un viscoso liquido amniotico in grado solo di far proliferare stati psichici imbevuti di narcisismo onnipotente dove l’altro essere umano, che non appartiene a Loro, è un manichino inanimato al servizio di un mostruoso copione che punta all’accrescimento smisurato del godimento megalomane e in definitiva autoerotico, perché per accedere all’impossibile sentimento è necessaria la presenza di due esseri umani che si aprono l’uno all’altro nel rispetto di ciascuna identità, senza alimentare segrete fantasie di possesso sadico.

Un giorno a Sergio viene chiesto di fornire una ragazza per soddisfare le voglie di un personaggio inquietante e sinistro che tra gli abitanti di quel mondo sommerso oscuro e incontrollato viene indicato con l’appellativo di “dio”, perché nessuno lo ha mai visto ma tutti ne temono la presenza. La ragazza viene condotta in una strana sauna asettica e fredda dove l’aspetta “dio”,  un uomo immobile e biancastro le cui parti intime e il proprio volto sono coperti da asciugamani, nella mano destra stringe un apparecchio per distorcere la voce in modo da non essere riconosciuto. In una straordinaria sequenza densa di terrore gelido, “dio” lascia libera la ragazza di scegliere quale asciugamano poter rimuovere, facendo intendere che se dovesse scoprirgli il volto dovrebbe accettare di pagarne le conseguenze; la ragazza gli sfiora i genitali provocando un’immediata eiaculazione senza suono e senza piacere. (leggi tutto)

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