Accompagnamento all’affidamento e all’adozione

Accompagnamento all’affidamento e all’adozione

accompagnamento all'affidamento e all'adozione

Adottare un bambino è una decisione importante e coraggiosa, spesso maturata nel tempo dopo lunghi tentativi di avere un bambino sia in maniera naturale che attraverso la fecondazione assistita.

E dopo aver preso la fatidica decisione di adottare ed aver intrapreso il lungo iter che l’adozione comporta, la coppia spesso attende anni prima di riuscire, finalmente, ad adottare. Anni di speranza, di scoraggiamento, di aspettative.

Nonostante ciò, quando, finalmente, il bambino (o i bambini) arriva, la coppia non è, nella maggior parte dei casi, sufficientemente preparata ad accogliere il bambino.

Perché le strutture pubbliche non sostengono il percorso post-adozione che non è così facile e naturale come a volte si tende a credere. Le aspettative della coppia vengono a scontrarsi con un bambino portatore della propria storia che in molti casi è una storia di sofferenza.

Così che i genitori adottivi non trovano di fronte a loro un bambino felice e grato di essere stato sottratto ad un triste destino ma un bambino confuso, triste ed arrabbiato che ha di fronte a sé i testimoni del fatto che qualcuno non l’ha voluto, i suoi genitori naturali.

Se ciò non accade nelle situazioni di adozione nelle quali il bambino viene adottato molto piccolo, ci sono tuttavia dinamiche che vengono a presentarsi durante il percorso scolastico e nell’adolescenza. Anche nelle situazioni meno complesse, infatti, durante l’adolescenza il figlio adottivo si porrà delle domande che riguardano la sua identità e la sua appartenenza.

I genitori devono quindi imparare a comprendere comportamenti aggressivi ed apertamente provocatori del loro figlio che a volte hanno solo il fine di riuscire a dimostrare a sé stesso che davvero loro lo amano e lo desiderano: un desiderio di essere accettato che può provocare nei genitori sentimenti di rifiuto.

E’ evidente che quando un bambino è adottato in età scolare, ricorda bene il suo passato e le relazioni significative, oltre a doversi confrontare con un mondo che parla una lingua diversa da quella che ha già imparato. Deve quindi elaborare una perdita importante, e parlare del suo passato gli è di grande aiuto. Ciò non è quasi mai facile in quanto i genitori adottivi sono preoccupati di far emergere antichi dolori ed il bambino teme di tradire i nuovi genitori.

I genitori adottivi hanno spesso la tendenza, del tutto comprensibile ma poco efficace, di negare la storia del figlio, come se fosse nato con loro. Ciò rende più difficile per lui elaborare la sofferenza di un abbandono che, sebbene da tutti negato, di fatto c’è stato.

Dal momento che le dinamiche che si instaurano tra genitori e figli possono peggiorare nel tempo ed esplodere durante la fase adolescenziale, chiedere un sostegno psicologico per farsi aiutare è molto utile.
Si può così ricostruire insieme al terapeuta la propria storia familiare in modo che il figlio pian piano senta sempre di più di appartenere a quella famiglia.
Nello stesso tempo il bambino ha bisogno di riappropriarsi della propria storia e delle proprie origini, argomento tabù per la maggior parte delle famiglie adottive che fanno fatica ad avvicinarsi da sole a temi così delicati e dolorosi e che può avvenire in maniera più efficace in un percorso terapeutico durante il quale famiglia e terapeuta lavorano insieme per creare una storia condivisa.

Silvia Sossi

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