Adozione

L’adozione oggi è fatta per dare una famiglia ad un bambino che non ce l’ha.

Questo può accadere o perché non ha mai avuto una famiglia fin dalla nascita (il figlio di ignoti), o perché dopo la nascita è rimasto orfano, oppure perché è stato abbandonato, o meglio: perché è rimasto “privo di assistenza morale e materiale da parte dei genitori o dei parenti tenuti a provvedervi, purchè la mancanza di assistenza non sia dovuta a forza maggiore di carattere transitorio”.

Questa definizione lascia largo spazio alle valutazioni, infatti l’abbandono deve essere accertato e formalmente dichiarato dal giudice con un apposito processo: un bambino, quindi, per il diritto non è abbandonato, e quindi non è adottabile, finchè non c’è un provvedimento giudiziario definitivo che lo dichiara tale.

Si possono tracciare, a grandi linee, tre situazioni, per i bambini dichiarati adottabili:

  1. il bambino è stato deprivato del legame con la madre da piccolissimo; questa è la situazione che, in linea generale, ha più probabilità di avere un esito migliore per la costituzione del legame tra il bambino e la coppia genitoriale
  2. il bambino ha subito situazioni di maltrattamento, intesa anche come incuria, o abbandonato in istituto per lunghi periodi: questo può far nascere nel bambino un vissuto di maltrattamento anche senza violenza fisica
  3. il bambino ha vissuto maltrattamenti di tipo fisico o sessuale.

L’abbandono e l’adozione sono due atti strettamente collegati tra loro. Non solo perché uno è la conseguenza dell’altra, ma soprattutto per gli effetti derivanti dalla rottura del legame affettivo con i quali il bambino, ed i suoi genitori adottivi, dovranno fare i conti per tutta la vita.

Gli indici prognostici favorevoli alla costruzione del legame affettivo tra genitori adottivi e bambino in stato di adozione che sono stati individuati sembrano essere:

  • la capacità di riconoscere il bambino come portatore della sua storia, anche se piccolo;
  • la consapevolezza della realtà psicologica del bambino in stato di abbandono e dei suoi bisogni;
  • la consapevolezza delle proprie aspettative nei confronti del bambino; 
  • la capacità di contenere la sofferenza del bambino (nel caso di bambino che ha avuto dei traumi pregressi)

Le possibilità di inserimento e di crescita del bambino nel nucleo adottivo appaiono legate alla capacità dei genitori di rendersi disponibili alla modifica dei rapporti familiari in funzione dei bisogni reali del bambino e, quindi, anche al cambiamento di aspettative e prospettive elaborate durante l’attesa.

Nella capacità di incontrare e riconoscere l’altro diverso da sé si individua uno degli specifici parametri di buona genitorialità, ed in particolare di quella adottiva.

La letteratura specialistica ha evidenziato come il legame che si viene ad instaurare con il bambino sia influenzato da modalità relazionali che i neogenitori portano nella nuova esperienza, dall’elaborazione dei vissuti personali e di coppia e dalla conoscenza delle dinamiche relazionali e familiari proprie dell’adozione.

CHI PUO’ ADOTTARE:

  • coppie coniugate da più di tre anni;
  • coppie coniugate da meno tempo ma che hanno convissuto tre anni prima del matrimonio;
  • coniugi non separati e che non hanno avuto separazioni negli ultimi tre anni (neppure per motivi lavorativi: deve aver avuto sempre lo stesso domicilio per tre anni almeno).

età: i coniugi devono avere un minimo di 18 anni e un massimo di 45 anni di differenza con l’età dell’adottato; si può adottare anche se uno dei due coniugi supera i 45 anni, ma la differenza tra i due coniugi non deve superare i 10 anni di età. (Ci sono delle eccezioni che riguardano coppie che hanno già figli adottati dei quali uno sia di età minore, se decidono di adottare un fratello del bambino già da loro adottato..)

CHI PUO’ ESSERE ADOTTATO:

un minore che sia stato abbandonato e sia dichiarato “in stato di adottabilità”; per abbandono si intende una condizione non temporanea né dovuta a cause di forza maggiore o transitorie, di riscontrata carenze di cure affettive e materiali.

In particolare:

  • risultano deceduti i suoi genitori;
  • non esistono parenti entro il 4° grado (per esempio cugini) disponibili a prendersi cura di lui;
  • non è stato riconosciuto dai genitori naturali;
  • si trova in stato di abbandono, stabilito dal tribunale per i minorenni dopo aver constatato la mancanza di assistenza morale e materiale da parte dei genitori.

Il minore può essere adottato senza il suo espresso consenso fino a 14 anni di età; oltre quest’età deve dichiarare la sua volontà ad essere adottato dalla coppia in questione. Chi ha compiuto 12 anni deve essere sentito e ogni bambino di età inferiore deve essere sentito, in considerazione alle sue capacità di discernimento.

Il minore ha diritto ad un tutore per la durata del processo di adottabilità,che è nominato dal giudice.

Ogni bambino ha diritto a non essere separato da fratelli e sorelle.

Il minore ha il diritto di essere informato sulla sua condizione dai genitori adottivi, lasciando ai genitori adottivi la modalità ed i termini in cui farlo.

RICERCA DELLE ORIGINI:

le informazioni concernenti l’identità dei genitori biologici possono essere fornite ai genitori adottivi, su autorizzazione del tribunale dei minorenni, ma solo se sussistano gravi e comprovati motivi”. L’adottato può accedere ad informazioni riguardanti la sua origine ed identità raggiunta l’età dei 25 anni; può farlo anche a 18 anni ma solo se sussistano gravi e comprovati motivi attinenti alla sua salute psico-fisica. L’istanza va presentata al Tribunale dei Minorenni per il luogo di residenza. Se però uno solo dei genitori non ha riconosciuto l’adottato o ha dichiarato di non voler essere nominato, o ha chiesto di rimanere anonimo al momento dell’adozione, non si può aver accesso alle informazioni.

 

LA DOMANDA DI ADOZIONE (dichiarazione di disponibilità):

  • la domanda va presentata al tribunale dei minorenni competente nel territorio di residenza;
  • si può fare domanda sia per l’adozione nazionale che internazionale;
  • per l’adozione nazionale si può fare domanda a più tribunali;
  • per l’adozione internazionale si fa domanda solo al tribunale dei minorenni nel luogo di residenza;
  • la domanda scade dopo 3 anni e può essere rinnovata.

DICHIARAZIONE DI IDONEITA’

La coppia che decide di adottare deve presentare al Tribunale dei Minorenni quella che oggi si chiama “dichiarazione di disponibilità” all’adozione; il T.M. , dopo aver verificato che la coppia sia in possesso dei requisiti richiesti per legge ad adottare, trasmette una copia della “dichiarazione di disponibilità” agli operatori dei servizi degli enti locali (psicologi e assistenti sociali) che hanno il compito di effettuare delle “indagini di idoeneità” che hanno come oggetto “la capacità di educare il minore, la situazione personale ed economica, la salute, l’ambiente familiare dei richiedenti, i motivi per i quali questi ultimi desiderano adottare”. “I coniugi devono essere affettivamente idonei e capaci di educare, istruire e mantenere i minori che intendono adottare”.

Le indagini vengono svolte da “mini equipe” formate da uno psicologo e un assistente sociale.

Si effettuano, generalmente: un colloquio con la coppia, un colloquio con lui, uno con lei, una visita domiciliare, ed un altro colloquio con la coppia per la cosiddetta “restituzione”, durante la quale si legge ai coniugi la relazione scritta e la si commenta.  Al termini dell’indagine (si ha tempo 120 giorni dall’arrivo della pratica), gli operatori devono scrivere una relazione al Giudice minorile che ha tempo 2 mesi per emettere una dichiarazione di idoneità o non idoneità alla coppia richiedente.

Con l’idoneità i coniugi possono recarsi ad un Ente Autorizzato per l’adozione internazionale (un solo ente).

L’adozione, anche se si connota come un dono reciproco (una coppia di coniugi diventa genitori con l’arrivo del bambino, e quest’ultimo riacquista una famiglia) ha principalmente il compito di riparare il danno che ha subito il bambino e restituirgli la dignità di figlio.

La scelta adottiva, che deve godere del consenso e del sostegno dell’intero sistema familiare, deve essere il frutto del desiderio della coppia di cimentarsi in un’azione che Antonio D’Andrea definisce “creativa”, di diventare genitori.

Ciò può avvenire se saranno aiutati a cercare dentro di sé, come individui e come coppia, quelle risorse umane, affettive, sociali e relazionali che non li indurrà a vedere nel figlio la soluzione del loro problema.

Silvia Sossi

BIBLIOGRAFIA

  • D’Andrea A., “I tempi dell’attesa”, FrancoAngeli, 2000;
  • Fradiga L., “L’adozione” Il Mulino, 1999;
  • Genni Miliotti A., “Adozione: le nuove regole”, FrancoAngeli, 2002;
  • Vadilonga F., “Abbandono e adozione” in Terapia Familiare n.74, marzo 2004;
  • Zanardi A., “Il colloquio nell’adozione, FrancoAngeli, 1999

Se desideri maggiori informazioni sull’adozione, CONTATTACI