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Come in aereo. Per aiutare un figlio malato di depressione bisogna salvare prima se stessi

Quando una persona soffre di depressione, in maniera indiretta la malattia colpisce tutta la famiglia.Farsi sostenere significa ottenere strumenti efficaci, essere in grado di aiutare davvero l’altro.

“Mia figlia ha 48 anni. Amici zero, il suo telefono non suona mai. Ha trascorso l’ultimo anno e mezzo al buio, nel letto. A fissare il muro vuoto, fumando due pacchetti al giorno. Io sto lì, al suo fianco. Usciamo solo per andare dallo psicologo. Dicevamo ‘è il suo carattere’, ‘ha preso dal padre’. Poi abbiamo capito che era depressione”. La voce di Laura dall’altra parte del telefono è un sussurro. Una litania costante, senza lamento, senza variazione di intensità. Il suo tono non s’incrina mai: quando ci racconta dei due aborti subiti dalla figlia, del lento spegnersi, dei tentativi di aiutarla risultati infruttuosi, dell’aggressività furiosa che ciclicamente scarica su di lei. Non è distacco, è rassegnazione.

Quando una persona soffre di depressione, in maniera indiretta la malattia colpisce tutta la famiglia. Così è stato per Laura, che al disturbo della figlia ha risposto mettendosi totalmente al suo servizio, finendo per diventare lei stessa prigioniera della malattia.

“Sono stata al suo fianco come una suddita, sempre accondiscendente”, ha raccontato ad Huffpost, “Ho abbandonato il lavoro e trascurato tutto: le mie amiche, i miei nipoti, me stessa. Niente più tinte, se Giulia vede i capelli bianchi forse capisce che sto invecchiando. Ho 72 anni, di vita me ne resta poca e sento di averla sprecata”.

Se Giulia non è apatica, allora è aggressiva: questa è forse la fase peggiore, quella in cui le parole lacerano. Laura ce la racconta descrivendola come “una cosa terribile, da non augurare neanche al peggior nemico”. Il suo tono, ancora, non cambia. Non c’è allarmismo, non è una richiesta d’aiuto. Prosegue nel sussurro: “Ho centinaia di messaggi in cui mi dice che sono la mamma migliore del mondo, che sono meravigliosa, che è fortunata ad avermi. Altri in cui mi tratta con una rabbia immotivata, con disprezzo e ira, cattiveria e aggressività. Ho assistito a scene, ho ascoltato parole, che mai avrei immaginato”. (leggi tutto)

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