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Centro di Psicologia e Psicoterapia

Alla ricerca di strumenti di conciliazione tra mente e corpo. Ipnosi,uno strumento di riconciliazione

Cosa è la mente

La mente non è un semplice elaboratore passivo di informazioni, ma costruisce attivamente la realtà attraverso rappresentazioni prodotte dalla interazione con gli stimoli dell’ambiente circostante ed attraverso l’interpretazione e la classificazione di tali stimoli, basandosi sempre sull’organizzazione di schemi che delineano l’organizzazione cognitiva del significato personale.

La disciplina che tenta di valutare le modalità di determinare i processi psichici, che sottendono aspetti complessivi della elaborazione dei processi cognitivi e sociali contingenti ai diversi comportamenti è rappresentata dalla psicologia cognitiva.

La psicologia cognitiva, pertanto, è oggi una scienza fortemente multidisciplinare, che si avvale dei metodi, degli apparati teorici e dei dati empirici di numerose altre discipline, tra le quali: la psicologia, la linguistica, le neuroscienze, le scienze sociali e della comunicazione, la biologia, l’intelligenza artificiale e l’informatica, la matematica, la filosofia e la fisica.

Dal punto di vista  filosofico, la psicologia cognitiva assume la posizione ontologica del realismo critico, secondo la quale viene accettata l’esistenza

di una realtà esterna strutturata, ma allo stesso tempo viene rifiutata la possibilità di conoscerla completamente.

Questa premessa teorica lo distingue nettamente dal movimento comportamentista.

L’oggetto di studio non è più (soltanto) il comportamento umano, bensì gli stati o processi mentali, precedentemente considerati interni ad una black box (o scatola nera) insondabile ed imperfettamente conoscibile dalla scienza

Tale presa di posizione nei confronti dello studio dell’attività mentale si traduce concretamente nell’affermarsi della concezione di comportamento umano come risultato di un processo cognitivo di elaborazione delle informazioni,articolato e variamente strutturato (information processing).

 

Gli esiti più recenti dell’analisi dei processi cognitivi, incentrano queste dinamiche nei contesti sociali in cui si sviluppa il pensiero.

Questo approccio basato sul cognitivismo, definito come teoria sociale cognitiva, studia infatti l’interazione tra cognizione e contesto sociale.

La teoria sociale cognitiva riveste un ruolo molto importante sul versante di studio della personalità.

Da questi concetti, hanno preso il via numerosi altri ricercatori, costituendo una corrente di pensiero che prende le mosse dal cognitivismo, costruendo un’analisi dei processi cognitivo-emotivi, incentrata sui contesti sociali che vedono tali processi esprimersi attraverso le condotte.

Un altro punto di riferimento nel panorama del cognitivismo contemporaneo è, nel campo della psicologia e della psicoterapia, il cognitivismo post-razionalista  con la revisione e l’attualizzazione dei contributi teorici e sperimentali offerti da numerose altre discipline con la rielaborazione di importanti contributi allo studio dell’evoluzione della mente umana, con risvolti innovativi nei campi dell’epistemologia, della psicologia sperimentale e della psicopatologia.

Cosa è il corpo

Proviamo a valutare la definizione che ne dà Wikipedia:

Il corpo umano è un grande sistema di relazioni e di connessioni, ed esprime l’intera struttura fisica di un essere umano.

Esso è composto da diversi tipi di cellule che insieme formano tessuti, che a loro volta sono organizzati in sistemi di organi.

Le diverse parti che compongono il corpo umano sono atte a mantenere la sua omeostasi e vitalità.

Il corpo umano è, dunque, un sistema in cui tutti i vari sottosistemi o apparati sono in interazione tra loro per produrre la vita; per questo dal punto di vista fisico è spesso visto come un sistema complesso.

I primi tentativi di conciliare il rapporto tra mente e corpo sono strutturati nella interpretazione cartesiana tra la res cogitans (il soggetto pensante) e la res extensa (la materia pensata, che obbedisce alle leggi di natura.

Del dualismo cartesiano siamo tutt’ora eredi, quando, soprattutto in ambito medico, ottusamente, distinguiamo nettamente la “psiche” o “anima”, oggetto di psico-terapia o, magari, soggetto di pratiche religiose o spirituali, dal “soma” o “corpo”, oggetto di interventi medici o chirurgici.

A volte, per esempio per curare “malattie dell’anima” come la depressione, ci si giova indifferentemente o di cure basate sul dialogo o di psicofarmaci basati su molecole, senza approfondire le complesse relazioni psico-somatiche in gioco (è la cura del corpo che favorisce il benessere dell’anima o viceversa?) e, soprattutto, senza mettere in discussione il “dualismo” cartesiano soggiacente.

Ed e’ in questo dualismo che non riusciamo a realizzare la conciliazione fra mente e corpo; continuando ad ignorare quello che succede in quella famosa “scatola nera” rappresentata dal nostro cervello che racchiude il vero “hardware” con i suoi specifici vari “network” operativi.

Per semplicità prendiamo in prestito da Mc Lean la schematizzazione di cervello “rettiliano”.

“limbico” e “cognitivo”.

Proviamo a pensare che causa delle nostre esperienze passate, spesso i tre cervelli possono alterare il loro equilibrio.

Queste tre istanze, seppure, si possono considerare unite ed al tempo stesso separate tra di loro, nell’essere umano il loro insieme rappresenta, costantemente, più della somma delle parti.

E’ nella famosa “scatola nera” che le varie istanze si integrano e talvolta confliggono al punto di modificare quella omeostasi psico-fisica che è alla base del nostro benessere.

E’ nel nostro cervello che avviene l’elaborazione e la sintesi fra l’”esperienza” e la “corporeità” ed è ancora per questo che appare sempre valido l’aforisma che recita:

“il cervello “nudo” ci rende membri della stessa specie; il cervello fornito di “immaginazione” ci rende unici.

La scoperta più interessante degli ultimi anni nell’ambito delle neuroscienze è stata sicuramente la dimostrazione che il pensiero, l’apprendimento e le esperienze di vita, in genere, sono in grado di apportare delle modifiche strutturali e funzionali al cervello agendo anche sulla “espressione “genica”.

I processi di apprendimento determinano, infatti, delle modificazioni sinaptiche di cui non siamo consapevoli, ma di cui ci accorgiamo soltanto dell’effetto.

Nelle reazioni fobiche, per esempio, siamo consci delle reazioni irrazionali, che però non possiamo controllare con l’uso dei procedimenti logici, perché le sequenze emozionali e fisiche (i famosi tre cervelli di Mc Lean) sono controllate da procedimenti impliciti che vanno sostituiti da percorsi alternativi.

Considerato che i nostri neuroni attraverso adattamenti circuitali e sinaptiche modificano e “memorizzano” emozioni e comportamenti ne deriva che “la malattia” è la conseguenza della interazione di modificazioni periferiche, segmentarie-soprasegmentarie e cognitivo -affettive-emozionali; in altre parole la malattia rappresenta una patologica modificazione della unità “olistica” del nostro organismo in cui si sovrappongono mente-cervello e soma.

La premessa interpretativa che è alla base dell’apprendimento è nella sintesi dei processi psichici del nostro “agire”.

Con il termine “rappresentazione mentale” si fa riferimento, al modo in cui acquisiamo e memorizziamo la conoscenza.

I substrati neuronali e cognitivi delle nostre percezioni producono “rappresentazioni” del sé che conducono a concetti come quello di coscienza e rappresentazioni con cui il sé viene a contatto con la coscienza.

Il prodotto principale del nostro cervello è quindi un mondo rappresentativo, parallelo al mondo percettivo che permette all’individuo di interagire con la realtà che lo circonda, mediante rappresentazioni del sé, dell’ambiente e del sé che vi agisce.

La funzione che ci permette di trattenere e di manipolare con gli occhi della mente una rappresentazione quando il suo substrato non è più presente, si identifica con il concetto di “memoria che lavora”, la “working memory” degli anglosassoni.

La “working memory” è un modello cognitivo che comprende molte componenti tra loro eterogenee, che concorrono tra l’altro a favorire la comprensione e la rappresentazione mentale dell’ambiente che ci circonda.

Sull’efficienza della “working memory” e delle immagini mentali si basa la nostra creatività intesa in senso ampio: da quella che ci permette di eseguire uno scanning mentale per decidere la strada più breve per andare da un luogo all’altro, a quella che ci fa evocare immagini di una realtà appunto rappresentata e cioè un indimenticabile luogo con percezioni, profumi, sensazioni già percepiti ed ora rappresentati.

Si conferma, cosi, l’interazione della mente e del corpo;in altre parole l’esperienza è la sintesi della integrazione “centrale” della percezione periferica ed elaborazione “cognitiva-affettiva”.

Caposaldo neurofisiologico di un intervento ipnotico è rappresentato dalla capacità di rievocare una realtà “rappresentata” finalizzata alla rimodulazione della esperienza del “sé”,la cosiddetta ideoplasia plastica.

IL “monoideismo plastico” straordinaria intuizione della ipnosi di Granone, rappresenta la prepotente possibilità creativa, che una idea rappresentata mentalmente, in modo esclusivo, di estendersi e realizzarsi nell’organismo con modificazioni percettive, emozionali, muscolari nervose, viscerali endocrine ed immunitarie.

Gli studi di neuroimaging: la Risonanza magnetica funzionale, la Tomografia a emissione di protoni; i Potenziali evocati e gli studi elettoroencefalografici, hanno dimostrato che i correlati neurofisiologici della trance ipnotica e della ideoplasia sono da ricercarsi, in primo luogo, nelle strutture cognitive coinvolte nella regolazione degli stati di coscienza e degli stati attentivi ovvero interazioni tra strutture corticali e sottocorticali come il sistema limbico.

Gli effetti di di tali attivazioni di reti neurali, sono verosimilmente alla base della complessa fenomenologia dell’ipnosi, la quale, nei soggetti più dotati, permette di raggiungere risultati somatici multisistemici.

Pertanto,attraverso il conforto di queste ultime straordinarie scoperte possiamo sostanziare il razionale per il trattamento ipnotico confermando la definizione, che Sirigu propone nel suo articolo “L’ipnosi come mezzo di accesso al network psiconeuroendocrino immunitario……etc”.

L’ipnosi sfrutta il concetto di neuroplasticità: cioè la capacità del cervello di modificarsi attraverso stimolazioni emotive (parole, immagini, musica) con ripercussioni corporee e comportamentali.

Questo vuol dire che l’ipnosi può rappresentare lo strumento di riconciliazione della relazione mente-corpo attraverso la capacità di poter controllare con la mente ,anche alcune funzioni somatiche inaccessibili alla volontà come frequenza cardiaca,pressione arteriosa, flusso emodinamico,motilità gastro intestinale,sonno……attivando e persino “modificando” la struttura delle molteplici singole complesse unità circuitali del cervello  e del nostro sistema nervoso periferico.

Dott. Concetto Maria Toscano

 

 

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