“Caro diario ti scrivo, così la scrittura mi ha aiutato a guarire”

“Caro diario ti scrivo, così la scrittura mi ha aiutato a guarire”

Affrontare un periodo difficile, armandosi di carta e penna. Liberando pensieri, paure, stati d’animo. Per riscoprirsi

C’È chi durante il percorso della malattia è riuscito a riscoprirsi, a ritrovarsi. Con la scrittura. Come Sonia Scarpante, che ne ha sperimentato in prima persona il potenziale terapeutico. Lei la sua battaglia contro il cancro l’ha vinta con le terapie, ma l’arte della parola scritta l’ha aiutata nella sua battaglia. Oggi è diventata un punto di riferimento per pazienti, medici e operatori sanitari. Scrittrice e presidente dell’Associazione “La cura di sé”, da anni Scarpante tiene corsi di scrittura, seminari e conferenze, spiegando quanto carta e penna possano esserci complici nell’affrontare momenti così delicati della nostra vita, come la malattia oncologica, che lei scoprì nel ’98.

• LA SCRITTURA TERAPEUTICA
Una scrittura liberatoria, attraverso la quale ci si spoglia dei propri traumi, riversando tutto sulle pagine. Come Scarpante stessa ha fatto con il libro Non avere paura. Conoscersi per curarsi (Sampognaro & Pupi), un testo in cui affronta un viaggio interiore durante il suo percorso nella malattia. Oltre ai seminari e corsi di scrittura terapeutica, l’associazione di Scarpante organizza anche gruppi di lettura e narrazione, perché anche grazie alle esperienze dell’altro si può scoprire molto di se stessi, riuscendo a dare al proprio male un peso diverso e a migliorare la propria qualità di vita.

• LA NARRAZIONE CHE AVVICINA MEDICO E PAZIENTE
La narrazione sta diventando uno strumento fondante per il percorso clinico-assistenziale. Si sta facendo strada l’idea che la medicina debba concentrarsi non soltanto sulla malattia, ma anche sul paziente, che ha una sua storia, che non va trascurata. Diventa dunque una visione superata quella che vede medico e paziente dei narratori distanti, che raccontano la patologia da punti di vista diversi. Il dottore si concentra sulle informazioni biomediche, parlando di organi, tessuti e cellule, mentre chi si ammale parla soprattutto degli aspetti psicologici, sociali e biografici legati alla malattia.  Il punto di tutto questo è riuscire a far avvicinare due “mondi”, ad oggi ancora molto lontani. Il che vorrebbe dire coinvolgere il paziente attivamente nel percorso terapeutico, ma soprattutto umanizzare il rapporto medico-paziente. (leggi tutto)