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Carrie e l’orgoglio della bipolarità «Vivo come voi, ma tutto va veloce»

Il disturbo bipolare è fatto di oscillazioni dell’umore, spesso imprevedibili, che toccano i due estremi: l’euforia e la depressione. Uno stato mentale che provoca forte sofferenza in chi ne soffre (soprattutto nella fase depressiva) e nella cerchia degli affetti più cari (soprattutto nella fase euforica). Carrie Fisher, la principessa Leila di Star Wars morta il 27 dicembre dopo un arresto cardiaco, ha convissuto con questo disturbo fin da giovane, la diagnosi è arrivata quando aveva 24 anni. Una verità difficile da mandare già da parte di un’attrice già famosissima (nel 1977, quando aveva 21 anni, era uscito il primo film della saga di Guerre Stellari), tanto che ci vogliono 4 anni perché Carrie ammetta di essere malata. A 28 anni, dopo un’overdose e il seguente ricovero in un centro per la riabilitazione, accetta finalmente di curarsi e nel 1987 – a 31 anni – un esaurimento nervoso la costringe a prendere atto in modo definitivo del problema. Quell’anno scrive il libro Cartoline dall’inferno (da cui sarà tratto l’omonimo film), che racconta del difficile rapporto tra una donna, Doris, attrice in declino e alcolizzata, e sua figlia Susanne, anche lei attrice, con problemi di tossicodipendenza. Chiari i riferimenti autobiografici, Carrie Fisher era figlia di Debbie Reynolds, leggenda hollywoodiana, uccisa da un ictus un giorno dopo aver dato l’addio alla figlia.

«Vado molto forte o molto piano»

«Fisher è stata così importante per il pubblico perché diceva la verità sulla sua malattia, senza darsi arie né pontificare, semplicemente condividendo ciò che viveva ogni giorno» spiega Judith Schlesinger, psicologa e autrice del libro “The Insanity Hoax: Exposing the Myth of the Mad Genius” (L’inganno della follia: svelando il mito del genio pazzo). L’anno scorso, rispondendo a una domanda sul tema, Carrie Fisher diceva: «È una specie di virus del cervello che ti fa andare molto forte o molto piano. O entrambe le cose insieme. Il senno non è il mio forte. Ma ho una bella voce, so scrivere. Non so andare in bicicletta. Vivo come chiunque altro, solo in modo più forte e veloce, e dormo di più». (leggi tutto)

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