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I sorprendenti benefici delle esperienze negative

Alcuni psicologi, specializzati nello studio della crescita post-traumatica, hanno scoperto che molte persone rinascono dopo un periodo di avversità. Questo articolo è tratto dal nuovo libro “Wired to Create: Unravelling the Mysteries of the Creative Mind” scritto dallo psicologo Scott Barry Kaufman e dalla redattrice di HuffPost Carolyn Gregoire.

Uno degli autoritratti più famosi di Frida Kahlo rappresenta l’artista nuda e sanguinante in un letto d’ospedale, connessa da una rete di vene rosse a degli oggetti che galleggiano nell’aria, inclusi una chiocciola, un fiore, delle ossa e un feto. “Henry Ford Hospital”, l’opera surrealista del 1932, è una rappresentazione artistica molto forte del secondo aborto spontaneo della Kahlo. 
Nei suoi diari Frida scrisse che il dipinto “reca con sé il messaggio del dolore”. La pittrice è conosciuta per aver rappresentato l’esperienza dei suoi numerosi aborti, della poliomelite infantile e di altre sventure nei suoi iconici autoritratti. Per comprendere a fondo il suo lavoro è necessario conoscere la sofferenza che l’ha motivato.

Il fenomeno dell’arte nata dalla avversità non è rintracciabile solo nella vita di famosi artisti, ma anche in laboratorio. Negli ultimi 20 anni, alcuni psicologi hanno iniziato a studiare il processo di crescita post-traumatica, osservato in più di 300 studi. (leggi tutto)

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E TU SLEGALO SUBITO. IL TESTO DELL’APPELLO

La campagna nazionale per l’abolizione della contenzione “…e tu slegalo subito” sarà presentata ufficialmente a Roma il 21 gennaio 2016.

È già possibile sottoscrivere questo Appello scrivendo a: etuslegalosubito@gmail.com

La contenzione si nasconde nei luoghi della cura.

Una pratica che è il terrore e l’incubo di uomini e donne, di vecchi e bambini, di tutti quelli che vivono la fragilità delle relazioni, il dolore della solitudine, l’isolamento, il peso insopportabile della loro esistenza. La contenzione non solo impaurisce, ferisce, umilia chi la subisce, ma anche gli operatori sanitari (medici, infermieri), che, non più soggetti portatori di competenze, a­ttività, relazioni, sono ridotti ad un ruolo di freddi custodi. Bisogna liberare entrambi, abolendo le fasce. La rabbia, il dolore, l’impotenza, l’umiliazione che le persone legate devono vivere sono così profondi che a fatica riescono a raccontare… (leggi tutto)

 
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Altruismo: un’arma contro lo stress

Come combattere lo stress della vita quotidiana? Basta essere altruisti. Non occorrono grandi gesti: è sufficiente compiere un’azione gentile nei confronti degli altri per ritrovare il benessere mentale e affrontare i problemi con uno stato d’animo positivo. Ad affermarlo, in uno studio pubblicato sulla rivista Clinical Psychological Science, sono i ricercatori della Yale University School of Medicine di New Haven (Usa), secondo cui aiutare gli altri – non solo familiari e amici, ma anche gli estranei – permette di sentirsi meglio, anche nei momenti di maggiore difficoltà.

 Nel corso della ricerca, gli autori hanno chiesto a 77 soggetti sani, di età compresa tra 18 e 44 anni, di indicare, per un periodo di due settimane, quali avvenimenti avessero caratterizzato le loro giornate. In particolare, ogni sera i volontari dovevano compilare, tramite il proprio smartphone, un piccolo questionario in cui si chiedeva se quel giorno avessero vissuto un evento stressante (per esempio: dissidi a scuola, sul lavoro o a casa, problemi di salute o nei rapporti interpersonali) e se avessero compiuto gesti altruistici(come tenere aperta la porta a qualcuno, o aiutare una persona a studiare). Infine, dovevano valutare il loro stato d’animo su una scala da uno a 100. (leggi tutto)

 

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Si può imparare l’empatia verso gli estranei

L’empatia verso gli appartenenti a un gruppo diverso dal proprio può essere appresa: bastano poche esperienze positive con membri di quel gruppo. A dimostrarlo sono stati i ricercatori dell’Università di Zurigo e dell’University College di Londra che firmano un articolo pubblicato sui “Proceedings of the National Academy of Sciences”.

L’empatia, ossia la capacità di immedesimarsi nei sentimenti che sta provando un’altra persona, si basa su una capacità innata, che viene però modulata da diversi fattori, alcuni dei quali richiedono un impegno cognitivo.

E’ noto per esempio che l’empatia è soggetta a bias, ossia distorsioni sistematiche, per esempio l’attribuzione di responsabilità: una vittima ritenuta corresponsabile della sofferenza che sta provando tende a suscitare meno empatia di una vittima incolpevole.

Ancora più forti sono i cosiddetti bias di familiarità o di in group, in virtù dei quali l’empatia è indirizzata in primo luogo verso i familiari e gli appartenenti al proprio gruppo (amici, persone simili a sé, che condividono particolari caratteristiche fisiche e/o culturali). (leggi tutto)

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Nuovi dati sull’uso di antidepressivi in gravidanza e rischio autismo

Secondo uno studio dell’Università di Montreal pubblicato sulla rivista Jama Pediatrics assumere antidepressivi in gravidanza, soprattutto nel secondo e terzo trimestre, potrebbe raddoppiare il rischio di sviluppare un disturbo dello spettro autistico per il nascituro. Una conclusione che rischia di risultare allarmante, ma che secondo gli sperti (e a parere degli stessi autori) va presa con una grandissima prudenza e con la consapevolezza che il tema andrà approfondito con ulteriori analisi. La prudenza deve derivare in primo luogo dal fatto che l’autismo è una malattia le cui cause, molto complesse, sono ancora in parte sconosciute, mentre sono perfettamente noti i danni, anche gravissimi, che la depressione della mamma può causare al bambino: danni fisici, ma anche neuro-cognitivi.

 

I risultati della ricerca

Lo studio comunque è importante e merita di essere conosciuto. I ricercatori, guidati da Anick Bérard dell’Università canadese di Montreal, hanno preso in considerazione oltre 145mila bambini (145.456) dal momento del loro concepimento fino al decimo compleanno. Gli studiosi hanno chiesto una serie di informazioni alle donne durante la gravidanza, tra cui se vi fossero casi di autismo in famiglia e se assumessero antidepressivi (in particolare inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina). Per più di mille dei bambini sotto esame è stata fatta una diagnosi di disturbo dello spettro autistico (1.054, lo 0,72{c8fd8305821bafa11d0454614117a16bc861cc0283585dd03a411eb873b58ecd}). L’età media alla prima diagnosi era di 4,6 anni e l’età media dei bambini al termine del follow-up era di 6,2 anni. Gli autori hanno identificato 4.724 bambini (il 3,2{c8fd8305821bafa11d0454614117a16bc861cc0283585dd03a411eb873b58ecd}) esposti agli antidepressivi in utero; 4.200 di questi (l’88,9{c8fd8305821bafa11d0454614117a16bc861cc0283585dd03a411eb873b58ecd}) durante il primo trimestre e 2.532 (il 53,6{c8fd8305821bafa11d0454614117a16bc861cc0283585dd03a411eb873b58ecd}) durante il secondo e/o terzo trimestre (un periodo critico per lo sviluppo cerebrale del bambino). In tutto 31 neonati esposti ai farmaci nel secondo e/o terzo trimestre (l’1,2{c8fd8305821bafa11d0454614117a16bc861cc0283585dd03a411eb873b58ecd} del totale del periodo) hanno avuto una diagnosi di autismo, e 40 neonati (1{c8fd8305821bafa11d0454614117a16bc861cc0283585dd03a411eb873b58ecd}) di quelli esposti durante il primo trimestre di gravidanza. (leggi tutto)

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La depressione e gli italiani Costi sociali e sofferenza psichica

Solo un italiano su tre è consapevole di soffrire di depressione e si cura in modo adeguato. Il Servizio sanitario nazionale spende in media oltre 4 mila euro l’anno a paziente, ma questa malattia rappresenta costi sociali altissimi: infatti fa perdere una cifra pari a 4 miliardi di euro l’anno come ore di lavoro saltate. Ed è quella che incide di più al mondo: nel 2020 rappresenterà la maggiore causa di disabilità dopo le patologie cardiovascolari. Non va meglio in Europa dal punto di vista economico: si stima un costo pari a altri 92 miliardi di euro, di cui 54 miliardi correlati a costi indiretti per assenza lavorativa. L’argomento è stato al centro del Forum “Un Viaggio di 100 anni nelle neuroscienze”, organizzato da “The European House-Ambrosetti” all’Accademia dei Lincei di Roma. (leggi tutto)

 

Impatto sociale

La depressione colpisce il 12,5{c8fd8305821bafa11d0454614117a16bc861cc0283585dd03a411eb873b58ecd} della popolazione – pari a circa 7,5 milioni di italiani – con solo il 34,3{c8fd8305821bafa11d0454614117a16bc861cc0283585dd03a411eb873b58ecd} dei pazienti che però assume farmaci. A questo, avvertono gli specialisti, si aggiungono i dati relativi all’impatto sociale che, tenendo conto che per ogni paziente sono coinvolti almeno 2-3 familiari, riguarda in Italia 4-5 milioni di persone coinvolte indirettamente dal disturbo. Se crea problemi in famiglia, la depressione danneggia anche la vita lavorativa: secondo la recente ricerca “IDEA” (Impact of Depression in the Workplace in Europe Audit), che ha coinvolto in tutta Europa oltre 7 mila adulti fra i 16 e i 64 anni, lavoratori e dirigenti, ben il 20{c8fd8305821bafa11d0454614117a16bc861cc0283585dd03a411eb873b58ecd} degli intervistati aveva avuto una diagnosi di depressione e il numero medio di giornate di congedo dal lavoro durante l’ultimo episodio di depressione è stato di 36 giorni. Ma gli esperti evidenziano anche il rischio doppio di disoccupazione, pensionamento anticipato, maggiore disabilità e nei casi più gravi la malattia rischia di spingere il soggetto a vivere in condizioni di emarginazione e povertà. Tanto che un manager su tre fra quelli intervistati ha ammesso di non avere risorse economiche o strumenti formali per affrontare il problema. 

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Transessualismo, il difficile percorso dell’identità di genere: quando il corpo segue la psiche

Oggi la tematica “identità di genere” sembra essere ridondante. 
Argomento che evoca tanta sofferenza, ma altrettanta confusione; tematica trattata dai media, da noi clinici e, purtroppo, dai non addetti ai lavori, favorendo un clima di assoluta disinformazione. 
Con questo articolo vorrei affrontare il tema del transessualismo.

 

CHI È IL TRANSESSUALE

Il transessuale è colui o colei, che nasce appartenente ad un sesso biologico e sin dall’infanzia, sviluppa una forte e persistente identificazione nel sesso opposto al proprio, manifestando un desiderio imperante di poter vivere nel ruolo dell’altro sesso. 
A tali desideri, direi necessità, si affianca un bisogno estremo di essere riconosciuti ed accettati dalla società come appartenenti al sesso scelto.

Superata la prima fase di confusione, vergogna e pudore, di rabbia e diniego da parte della famiglia o del partner, il paziente farà di tutto – spesso con il rischio di essere deriso – per mostrarsi come donna se è nato uomo, e come uomo se è nato donna.

Tale condizione, viene chiamata DIG, disturbo dell’ identità di genere, detto anche disforia di genere.

Il disturbo è molto più frequente nella forma “andro-ginoide”, quando cioè il paziente nasce maschio e desidera “ transitare” verso il sesso femminile, piuttosto che “gino-androide”.

 

QUALI EMOZIONI ACCOMPAGNANO IL TRANSESSUALE

Il transessuale vive in costante disagio ed in costante ambivalenza tra mente e corpo, tra psiche e soma, tra anima ed il sociale. 
Sin dai primissimi anni di vita, si rende subito conto che il suo corpo lo tradisce, non aderisce al suo sentire più profondo, praticamente lo contraddice; nasce così – imperante – il bisogno di adeguare la realtà esterna, la sua fisicità, al suo vissuto interno, l’appartenenza all’altro sesso.

 

LA TERMINOLOGIA: LA TRANSESSUALE, IL TRANSESSUALE

  1. La transessuale, quindi il termine si declina al femminile per indicare così i pazienti transessuali di sesso anatomico maschile che sentono di essere femmine, MtF – Male to Female
  2. Il transessuale, per indicare persone di sesso anatomico femminile che sentono di essere maschi, FtM – Female to Male.

Sembra una sottigliezza linguistica, ma per il paziente, spesso proveniente da abusi, soprusi e tantissima sofferenza, l’articolo “la” sembra essere davvero determinante.

Quando affrontiamo la tematica “transessualismo”, parliamo di identità di genere. (leggi tutto)

 

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Il senso di giustizia nei bambini di culture diverse

In tutte le culture il senso dell’equità emerge spontaneamente nella prima infanzia e si sviluppa nel corso degli anni, ma si esprime in modo completo – ossia non solo con l’avversione ad avere meno degli altri, ma anche ad avere di più – solo in alcune società. A indicarlo è uno studio condotto da un gruppo internazionale di psicologi che firmano un articolo su “Nature”.

Molte ricerche hanno dimostrato che il senso dell’equità si manifesta progressivamente nel corso dell’infanzia, ma dato che quasi tutti gli studi sono stati svolti nei paesi occidentali, Peter R. Blake e colleghi si sono chiesti se e quanto influisse il contesto culturale .

© Tetra Images/CorbisLa cultura ha infatti un impatto notevole sull’idea generale di giustizia distributiva. La questione è affrontata in modi diversi a seconda delle società – per esempio “a ciascuno secondo il suo contributo”, “a ciascuno secondo il bisogno”, o “a tutti in parti uguali” – anche se in genere tutte queste norme di comportamento convivono e sono modulate in base alle situazioni. Indubbiamente però l’accezione egualitaria (“a tutti in parti uguali”) è considerata quella di base.

Blake e colleghi hanno proposto un problema di suddivisione delle risorse a 866 coppie di bambini e ragazzi da 4 a 15 anni di sette paesi: Canada, India, Messico, Perù, Senegal, Uganda e Stati Uniti. A ogni coppia di bambini è stata data una certa quantità di dolcetti, distribuita fra i due in modo disuguale, per osservare dalle reazioni la loro sensibilità all’equità. (leggi tutto)

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Le domande sull’autismo al Congresso AIRA del 3/4 dicembre 2015

Il 3 e 4 Dicembre si svolgerà al CNR di Roma il primo convegno dell’Associazione Italiana Ricerca Autismo (AIRA) che radunerà a Roma i massimi esperti della ricerca di base e clinica presenti in Italia.

Ad oggi fortissima l’adesione con oltre 200 iscritti e 50 contributi scientifici di ottimo livello presentati da giovani ricercatori italiani per l’assegnazione del premio Young Investigators Award intitolato alla dott.ssa Lia Vassena prematuramente scomparsa. Questi contributi sono la testimonianza che anche in Italia esistono ricercatori di alto livello che avvalendosi di metodologie scientifiche rigorose sono in grado di dare un grande impulso alla ricerca scientifica.


Studi epidemiologici recenti riportano una prevalenza nella popolazione generale di 1:68 (dati del Center for Disease Control americano),evidenziando come i disturbi dello spettro autistico (ASD) costituiscano un serio problema di salute pubblica. Nell’ultimo decennio i dati epidemiologici hanno indicato un significativo aumento dei casi di ASD, in parte dovuto a una migliore definizione dei criteri diagnostici e a una maggiore attenzione alle patologie neuropsichiatriche dell’età evolutiva.

Quali che siano le cause di quest’aumento nell’incidenza (anche potenziali cause ambientali su una base poligenica), l’incremento dei casi di ASD osservato nell’ultimo decennio richiede un rapido e profondo processo di riorganizzazione dei servizi, in prima istanza di quelli sanitari, sia per quanto riguarda la tempestività della diagnosi e la standardizzazione dei criteri diagnostici, sia per la continuità tra diagnosi e inizio di un adeguato progetto terapeutico integrato, altrettanto precoce.


Tre le domande alle quali AIRA cercherà di rispondere durante il convegno:

– Diagnosi precoce: quando e come?

In assenza di terapie farmacologiche mirate a curarne la sintomatologia, la diagnosi precoce resta l’unica via percorribile. Vi è infatti evidenza crescente che l’individuazione precoce del rischio di autismo e un tempestivo intervento, ancor prima che il disturbo si esprima nella sua pienezza, possano significativamente ridurre la sua interferenza sullo sviluppo e attenuarne il quadro clinico finale. L’identificazione di precisi indici di rischio consentirebbe quindi il monitoraggio dello sviluppo e l’inserimento del bambino in un programma di sorveglianza ed abilitativo specifico capace di prevenire o limitare l’instaurarsi ed il consolidarsi delle anomalie socio-comunicative e comportamentali tipiche dei Disturbi dello Spettro Autistico. (leggi tutto)

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Solitudine, può accorciare la durata della vita

La solitudine potrebbe accorciare la durata della vita. L’isolamento sociale, infatti, sarebbe in grado di alterare il funzionamento del sistema immunitario, aumentando del 14{c8fd8305821bafa11d0454614117a16bc861cc0283585dd03a411eb873b58ecd} il rischio di morte prematura. È quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista Pnas dai ricercatori americani dell’Università della California e dell’Università di Chicago. Secondo gli esperti, la solitudine risulta particolarmente pericolosa per gli anziani. Può, infatti, indebolirne le difese immunitarie, rendendoli più vulnerabili allo sviluppo di malattie infettive.

 

Durante la ricerca, gli autori hanno analizzato i leucociti (le cellule immunitarie) di 141 persone anziane, di cui 36 conducevano un’esistenza solitaria. Al termine dell’analisi, hanno osservato che le cellule del sistema immunitario delle persone sole mostravano un’attività genica alterata. In particolare, i geni coinvolti nello sviluppo delle infiammazioni apparivano più attivi. Invece, quelli incaricati di difendere l’organismo dagli agenti patogeni erano meno operativi. Di conseguenza, i soggetti soli risultavano maggiormente vulnerabili agli attacchi virali dei partecipanti che erano circondate da persone care. Secondo gli esperti, le persone solitarie correvano quindi un rischio di morte prematura maggiore del 14{c8fd8305821bafa11d0454614117a16bc861cc0283585dd03a411eb873b58ecd}. (leggi tutto)