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Centro di Psicologia e Psicoterapia

Cervello, mente, persona Pillole di psicobiologia

Da molti anni abbiamo assistito, partecipato, vissuto nuove procedure psicoterapiche valutandone i risultati nella efficacia della tecnica riferita al cambiamento del comportamento ed alla stabilizzazione del risultato.

Pertanto abbiamo:  a)valutato il paziente  b)scelto dinamicamente la strategia più efficace  c)valutato il risultato.

Per molti anni questo modello è stato applicato alla relazione terapeutica, ovviamente mancava la consapevolezza e la conoscenza di quello che succedeva in quella “scatola  nera”, che rappresentava il target del nostro lavoro.

 L’indagine delle neuroscienze, avvicinandosi ad una maggior conoscenza della mente-cervello come “strumento di conoscenza” ed alla comprensione dei più fini processi neuropsicologici e mentali sta contribuendo a capire i “misteri” che avvengono in quella entità psicobiologica.

La scoperta più interessante degli ultimi anni nell’ambito delle neuroscienze è stata sicuramente la dimostrazione che il pensiero, l’apprendimento e le esperienze di vita, in genere, sono in grado di apportare delle modifiche strutturali e funzionali al cervello agendo anche sulla “espressione “genica” .

 I processi di apprendimento determinano, infatti, delle modificazioni sinaptiche di cui non siamo consapevoli, ma di cui ci accorgiamo soltanto dell’effetto: nelle reazioni fobiche per esempio siamo consci delle reazioni irrazionali, che però non possiamo controllare con l’uso dei procedimenti logici, perché le sequenze emozionali e fisiche sono controllate da procedimenti impliciti che vanno sostituiti da percorsi alternativi; i geni e le proteine da essi regolate determinano i pattern delle interazioni neuronali e sono coinvolti nello sviluppo delle maggiori disturbi mentali; che i geni da soli non spiegano tutte le varianti delle malattie mentali; che l’ apprendimento ambientale produce alterazioni dell’ espressione genica (Aplysia); che tali alterazioni geniche inducono cambiamenti nei patterns delle connessioni neuronali.

Pertanto,considerato che i nostri neuroni attraverso adattamenti circuitali e sinaptiche modificano e “memorizzano” emozioni e comportamenti ne deriva che “la malattia” è la conseguenza della interazione di modificazioni periferiche,segmentarie-soprasegmentarie e cognitivo-affettive-emozionali.

L’indagine delle neuroscienze, avvicinandosi ad una maggior conoscenza della mente-cervello come “strumento di conoscenza” ed alla comprensione dei più fini processi neuropsicologici e mentali, è destinata ad avvalorare ulteriormente l’ipotesi che la psicoterapia non solo è il modo migliore, ma forse anche è il solo modo per esplorare, comprendere e modificare la esperienza interiore di un altro essere umano.

 Non solo i farmaci cambiano il cervello, e quindi la mente, ma anche i comportamenti e le emozioni, e cosa più importante, le rela- zioni significative incidono sul cervello oltre che sulla mente. Il modello biopsicosociale  della mente ha ricevuto importanti conferme proprio dalle neuro- scienze.

Storicamente, questo specifico approccio alla “malattia in generale” , influenzata da fattori biologici ed emozionali, era già stato intuito ed esplicitato da Spinoza, consentendo una definizione più raffinata dell’origine della percezione del sè, che si situa non soltanto nel corpo, ma straordinariamente, nelle cellule del corpo.

Pertanto i “sentimenti” come condizione cognitivoaffettiva, che dura più a lungo delle emozioni, esistono sia come singoli organismi, sia come membri cooperativi di quella società irreggimentata che chiamiamo corpo umano e che sono tenuti insieme dal “conatus” dell’organismo nella sua globalità.

 Nello specifico, i contenuti dei sentimenti possono essere configurazioni dello stato corporeo, “rappresentato” nelle mappe somato-sensitive del cervello.

Gli stati corporei possono anche essere simulati, ma i sentimenti non cessano mai di essere percezioni interattive, in cui il cervello interpreta l’oggetto che è all’origine del sentimento, che resta comunque interno al corpo; gli oggetti o eventi all’origine del processo sono “parti e stati del corpo in cui essi insorgono”. Questa straordinaria intuizione, anticipava di molti anni, le nuove acquisizioni scientifiche riguardo la neuroplasticita’.

Logica conseguenza di queste evidenze scientifiche comporta, che la psicoterapia produce cambiamenti nel nostro cervello e conseguentemente nel comportamento (l’apprendimento produce alterazioni geniche).

 Tali ritrovati hanno sempre più favorito negli ultimi anni gli studi sulle “evidenze empiriche” della psicoterapia, a cui è ormai riconosciuta, in una prospettiva neurobiologica, un impatto non solo sulla mente ma anche sul cervello.

Di conseguenza tale evidenza è destinata ad avvalorare ulteriormente l’ipotesi che la psicoterapia non solo è il modo migliore, ma forse anche è il solo modo per esplorare, comprendere e modificare la esperienza interiore di un altro essere umano.

 

Dott. Concetto Maria Toscano

Neurologo

 

 

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