Dislessia, interessa quasi due milioni di italiani e una diagnosi su sei arriva dalla scuola

Dislessia, interessa quasi due milioni di italiani e una diagnosi su sei arriva dalla scuola

Didattica personalizzata sulle capacità individuali, strumenti tecnologici ad hoc per l’apprendimento e diagnosi precoce sui banchi di scuola. Sono le sfide che l’Associazione italiana dislessia (Aid) affronta ormai da venti anni e su cui in questo weekend, il 24 e 25 settembre, ha fatto il punto della situazione, in occasione del XVI convegno nazionale a Modena “Dsa, le nuove sfide di Aid”, in vista della prima edizione della Settimana nazionale della Dislessia dal 4 al 10 ottobre.
 
Dislessia, disgrafia, discalculia, disortografia sono disturbi neurobiologici, piccole atipie, non malattie che si manifestano nelle parti del cervello deputate alla lettura, al fare i calcoli e all’apprendimento dell’ortografia. E vanno sotto il nome di Disturbi specifici dell’apprendimento (Dsa). Le persone dislessiche in Italia sono 1.900.000, di cui 350mila interessano la scuola.  
 
“I Dsa si manifestano la prima volta in età scolare perché è la fase dell’apprendimento” spiega Giuseppe Aquino, psicologo e consigliere dell’Aid. “Già nel primo anno della scuola primaria compaiono i primi sintomi ma spesso possono essere confusi come una normale e soggettiva difficoltà nell’apprendere. È alla fine della seconda classe primaria che si può fare una diagnosi di Dsa (disturbi specifici dell’apprendimento) se le difficoltà permangono”.
 
Con la legge 170 del 2010 per la prima volta si tutelano gli alunni con Dsa, di cui deve farsi carico la struttura scolastica. Il 12 luglio 2011 sono stati pubblicati anche il decreto attuativo e le linee guida ad esso associate, che spiegano in forma chiara e dettagliata tutto ciò che gli Uffici Scolastici Regionali, le scuole e le famiglie devono attuare per la tutela e il supporto degli allievi con Dsa. Ai ragazzi dislessici, che manifestano i disturbi di Dsa, “in presenza di capacità cognitive adeguate, in assenza di patologie neurologiche e di deficit sensoriali, ma che possono costituire una limitazione importante per alcune attività della vita quotidiana” è permesso di “fruire di appositi provvedimenti dispensativi e compensativi di flessibilità didattica nel corso dei cicli di istruzione e formazione e negli studi universitari”. (leggi tutto)

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