Educazione sessuale a scuola: come funziona in Europa e perché in Italia è tabù

Educazione sessuale a scuola: come funziona in Europa e perché in Italia è tabù

«È a scuola che si diventa cittadini del futuro». Michela Marzano, filosofa nell’ambito morale e politico, spiega così l’importanza dell’educazione sessuale a scuola. «Bisogna dare ai bambini degli strumenti per costruirsi, per affrontare le difficoltà della vita – spiega Marzano intervistata nella puntata di Presa Diretta, programma giornalistico di Riccardo, dedicata al “Tabù del sesso” in Italia e dalla Rai spostata per l’occasione in seconda serata. Decisione criticata da più parti (La Rai ha bloccato anche la messa in onda della replica prevista come di consueto il sabato pomeriggio, sostituendola con un film Disney) –. Questo è il compito della scuola. D’altra parte la pratica sessuale appartiene alla sfera privata. Per quanto riguarda invece il rispetto dell’orientamento sessuale è un discorso pubblico». Per questo, conclude la filosofa, «noi dobbiamo insegnare il rispetto di ciò che siamo nonostante le nostre differenze». Ma l’importanza di un tale insegnamento tocca altre questioni molto serie per la salute. Si legge infatti nel rapporto “Policies for Sexuality Education in the European Union” (2013) pubblicato dal Dipartimento Direzione generale per le politiche interne del Parlamento Ue che «gli esperti hanno affermato in numerosi studi e rapporti che un’educazione sessuale insufficiente porta ad un aumento del tasso di gravidanze in età adolescenziale e a una maggiore quantità di persone che soffrono di AIDS e malattie sessualmente trasmissibili». Per questo motivo «l’educazione sessuale dei giovani deve essere considerata come uno strumento appropriato per prevenire questi effetti negativi». Il rapporto disegna anche una mappa di come gli Stati europei si orientano rispetto all’insegnamento dell’educazione sessuale che varia da paese a paese: «nella maggior parte dei Stati membri dell’Unione europea questa materia è obbligatoria (in Germania dal 1968, in Danimarca, Finlandia e Austria dal 1970, in Francia dal 1998)». Fanno eccezione 7 paesi su 24 analizzati: Bulgaria, Cipro, Lituania, Polonia, Romania Regno Unito (ma nel febbraio del 2015 i parlamentari inglesi hanno chiesto che l’educazione sessuale divenga obbligatoria nella scuola primaria e secondaria) e Italia. (leggi tutto)