Enuresi – pipì a letto

Cos’è l’enuresi: pipì a letto

Si definisce enuresi, pipì a letto, l’emissione completa ed incontrollata di urina (pipì) dopo che sia passato il periodo di maturità fisiologica in genere acquisita tra i tre e i quattro anni.
Si distinguono due tipi di enuresi: la primaria, che significa che il bambino non ha mai acquisito il controllo della pipì, e secondaria, che si presenta dopo che il bambino aveva per un periodo acquisito la funzione di controllo dell’urina. L’enuresi primaria notturna è sicuramente la forma più frequente, seguita da quella diurna, e dall’enuresi mista (diurna e notturna). Un’altra forma di enuresi si presenta ad intervalli irregolari: in alcuni periodi il bambino controlla la pipì, in altri periodi, no.

È un sintomo frequente che riguarda dal 10 al 15{c8fd8305821bafa11d0454614117a16bc861cc0283585dd03a411eb873b58ecd} dei bambini, con una netta predominanza dei maschi. Normalmente l’enuresi scompare da solo ed il bambino impara nel tempo a controllare la pipì sia di giorno che durante la notte.

Nel frattempo molti genitori si preoccupano e vivono con forte imbarazzo, spesso di fronte ad altre persone, dover cambiare il bambino che arriva con i pantaloni bagnati di pipì o dover correre a scuola con il cambio dei vestiti. Così come è estremamente faticoso doversi alzare durante la notte per cambiare le lenzuola zuppe. Ciò provoca spesso sentimenti di rabbia ed impotenza nei genitori che non sanno come comportarsi e spesso alternano comportamenti punitivi ad altri di estrema tolleranza.

Quando il bambino si bagna di pipì durante il gioco, si è spesso portati a pensare che sia “pigro”, “distratto”, che si impegni poco o niente nel compito di “comportarsi da grande” e recarsi un attimo in bagno. Purtroppo il bambino è il primo a vivere sentimenti di imbarazzo e vergogna, anche se spesso sembra indifferente. Di sicuro “non lo fa apposta”.

È un fenomeno nel quale i fattori psicologici (esclusi, naturalmente, quando l’enuresi (pipì a letto) persiste per molto tempo, disturbi funzionali) rimangono i più evidenti. La comparsa-scomparsa dell’enuresi corrisponde infatti spesso a episodi che segnano la vita di un bambino: la separazione familiare, la nascita di un fratellino, l’ingresso nella scuola..

Dopo i cinque anni generalmente tende a scomparire, nei casi in cui l’enuresi persiste si possono mettere in atto alcuni comportamenti utili, soprattutto, a responsabilizzare il bambino (mai a punire). Innanzitutto è utile informarlo, con parole semplici, o con disegni, del percorso dell’acqua dalla bocca fino allo sfintere. Evitare di svegliarlo durante la notte per portarlo in bagno a fare pipì (è un tentativo che molti genitori fanno ma che non produce risultati positivi). Evitare di rimettere il pannolino di notte (il bambino, anche se non si oppone, vive questo con umiliazione). Farlo bere quanto vuole durante il giorno e la sera un po’ meno può sicuramente aiutare, ma se il bambino è assetato bisogna farlo bere comunque, sempre.

E’ sempre importante comunque non ignorare o trascurare anche gli aspetti emotivi correlati all’enuresi e se il problema persiste e tende a limitare l’autonomia del bambino (che spesso non va a dormire da un amico per timore di bagnare il letto di pipì o in gita scolastica..) è bene chiedere un aiuto per comprendere quali siano le motivazioni sottostanti.

Silvia Sossi

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