Farfalle che hanno paura del cibo. Un nuovo centro si prende cura di loro

Farfalle che hanno paura del cibo. Un nuovo centro si prende cura di loro

Arrivando alla Residenza Gruber – una villa sui colli bolognesi, circondata da alberi secolari – si ha la sensazione di trovarsi in un luogo fuori dal tempo. È una residenza per chi soffre di disturbi del comportamento alimentare, un’iniziativa recente nata dall’esperienza della Fondazione Gruber, che lavora nel servizio pubblico, accogliendo le pazienti inviate dai centri psichiatrici territoriali. “La struttura è pensata per pazienti gravi per cui il day hospital o i servizi ambulatoriali non bastano, con quadri psicotici, schizofrenia, disturbi ossessivo-compulsivi”, spiega il direttore sanitario Michele Rugo. Sono soprattutto le donne a soffrire di anoressia o bulimia, dai quattordici anni. L’età media è di circa ventidue.

Alcune storie. “Prima del ricovero c’è un colloquio per capire se la paziente accetta il programma”, osserva Rugo. C’è chi arriva spinta dalla famiglia, ma non vuole fermarsi: “Una ragazza, accompagnata dai genitori, ha reagito malissimo, ed è andata via dicendone di tutti i colori – racconta lo psichiatra – però dopo qualche mese è tornata, è qui e sta facendo progressi”. Difficile classificare le patologie: “I disturbi alimentari puri non ci sono più, molte pazienti alternano anoressia a bulimia e binge eating disorder”. Nei casi più gravi deterioramento organico e disturbi mentali vanno di pari passo. C’è chi disegna la sagoma del proprio corpo sul lenzuolo per vedere quanto dimagrisce, chi sale e scende le scale per ore per consumare calorie. E c’è Valeria, che quando è arrivata pesava meno di 32 chili. “Siamo riusciti a portarla ai 37, è poco ma se li supera sta male, sente le voci”, spiega Rugo. (leggi tutto)

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