Giornata mondiale del sonno: l’insonnia cresce tra i giovani

Giornata mondiale del sonno: l’insonnia cresce tra i giovani

Il sonno e l’invecchiamento cerebrale sono strettamente correlati perché dormire poco e male contribuisce, in età avanzata, al declino cognitivo ed al rischio di demenza. Ma le patologie legate al sonno non hanno età e se si pensa che un terzo della vita si trascorre dormendo si comprende quanto questa ‘attività’ sia fondamentale per il benessere e la salute. Domani si celebra la Giornata mondiale del sonno (World sleep day) e anche in Italia sono in programma diverse iniziative per sensibilizzare i cittadini su una serie di comportamenti a rischio e segnali da tenere in considerazione rispetto alla qualità del nostro riposo notturno.

“I disturbi del sonno colpiscono circa 13 milioni di italiani – afferma Gianluigi Gigli, ordinario di Neurologia all’Università di Udine – .  I principali sono l’insonnia che, in forma più o meno grave, colpisce circa il 41{c8fd8305821bafa11d0454614117a16bc861cc0283585dd03a411eb873b58ecd} della popolazione, poi la sindrome delle apnee in sonno, di cui soffrono circa 2 milioni di italiani, la sindrome delle gambe senza riposo, che colpisce 3 milioni di italiani, e i disturbi del ritmo circadiano. I disturbi del sonno si associano spesso ad altre malattie, soprattutto a carico del sistema nervoso”. 

Tra le vittime dell’insonnia sono pericolosamente in aumento i giovani per un fenomeno che i medici attribuiscono in gran parte all’abuso delle tecnologie, al fatto di stare sempre attaccati ai cellulari o tirare tardi con il tablet persino a letto: “Negli ultimi 4-5 anni i pazienti con meno di 20 anni afflitti dal disturbo sono quasi raddoppiati nei centri di medicina del sonno. Se dieci anni fa erano meno del 10{c8fd8305821bafa11d0454614117a16bc861cc0283585dd03a411eb873b58ecd}, oggi sono il 18-20{c8fd8305821bafa11d0454614117a16bc861cc0283585dd03a411eb873b58ecd}”, spiega il neurologo Luigi Ferini Strambi, direttore del Centro di medicina del sonno dell’Irccs San Raffaele Turro di Milano e presidente della Associazione mondiale di medicina del sonno (Wasm).

“Oggi – avverte Ferini Strambi – quasi il 20{c8fd8305821bafa11d0454614117a16bc861cc0283585dd03a411eb873b58ecd} della popolazione generale adulta assume almeno saltuariamente un farmaco a scopo ipnotico, mentre quasi il 10{c8fd8305821bafa11d0454614117a16bc861cc0283585dd03a411eb873b58ecd} lo assume in maniera continuativa. Il tipo di insonnia in cui si tende a ricorrere più frequentemente al farmaco è quella ‘iniziale’, con difficoltà di addormentamento, mentre la forma che tende più a cronicizzare (nel 70{c8fd8305821bafa11d0454614117a16bc861cc0283585dd03a411eb873b58ecd} dei casi) è quella che si manifesta con frequenti risvegli nel corso della notte”. A volte, però, “l’assunzione cronica di un farmaco è legata a una non corretta diagnosi. Le cause dell’insonnia sono numerose”.

Un problema di addormentamento può essere dovuto a un disturbo d’ansia o alla sindrome delle gambe senza riposo (frenesia alle gambe quando ci si stende a letto). Se ci sono diversi risvegli durante il sonno, potrebbe trattarsi di un mioclono notturno (brevi scatti alle gambe ogni 30-40 secondi) o di un problema respiratorio, come le apnee; oppure, la frammentazione del sonno potrebbe essere legata a rumori esterni. Nel caso in cui una persona tende a svegliarsi molto presto, senza riaddormentarsi, potrebbe esserci un problema di depressione. L’effetto finale, legato anche ai cambiamenti sociali, è che, aggiunge l’esperto, “oggi si dorme un’ora in meno rispetto a 10 anni fa. Siamo a meno di 7 ore in media nella popolazione generale”. L’insonnia, soprattutto, è un problema che non va trascurato perché “le conseguenze non sono solo sulla qualità della vita, ma sulla salute”: “Dormire bene e in quantità sufficiente significa inibire il rilascio di cortisolo, l’ormone dello stress – spiega Ferini Strambi – (leggi tutto)

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