Il gender esiste?

Il gender esiste?

Anche chi fino a ieri non si era mai posto il problema di che cosa fosse il gender, negli ultimi mesi non può non essere incappato in questo termine inglese, che significa «genere». Se per la biologia esistono solo due generi, il maschile e il femminile, determinati dalla presenza di un preciso assetto cromosomico (XX per le donne e XY per gli uomini), per la psicologia e la sociologia la faccenda è più complessa, e il termine gender indica non tanto il genere biologico, quanto quello nel quale un individuo si riconosce, indipendentemente da ciò che dice il suo DNA. Di queste possibili discrepanze tra biologia e vissuto individuale, e delle influenze sociali che ne determinano la natura, si occupano gli studi di genere (o gender studies), un ambito di ricerca multidisciplinare nato negli Stati Uniti sul finire degli anni sessanta. Se si torna a parlare di gender con tanta frequenza – il termine era un po’ passato di moda dopo il periodo d’oro del femminismo – è perché alcuni settori della società italiana, con quasi un decennio di ritardo rispetto agli Stati Uniti, si stanno mobilitando per «salvaguardare» l’esistenza dei due sessi biologici da quella che viene presentata come una manipolazione psicologica nata dagli studi di genere: lo sviluppo di una «ideologia gender» che, attraverso la negazione delle differenze tra i sessi (peraltro mai affermata dagli studi di genere) e il sostegno alla causa dei diritti delle coppie omosessuali, porterebbe a minare dalle fondamenta (ossia dall’orientamento sessuale e dalla capacità di riprodursi) il genere umano. La battaglia contro la cosiddetta ideologia gender è stata fatta propria anche da alcuni settori dello Stato e della pubblica amministrazione. (leggi tutto)