Il giorno in cui ho smesso di dire “obbedisci” a una bambina ingestibile

Il giorno in cui ho smesso di dire “obbedisci” a una bambina ingestibile

– “Presto darà una grande festa a casa” disse lei. 
– Infatti, è proprio così. 
– Durante la serata ucciderà un invitato.

Questa è la profezia che una veggente fa al conte Neville nell’ultimo romanzo di Amélie Nothomb. Da questo momento in poi, s’innescano una serie di stratagemmi e colpi di scena per fare in modo che accada quanto predetto.

Il romanzo lascia il lettore con una domanda che potrebbe essere: “Si può andare contro il destino?”. Oppure (è questo quello che c’interessa qui) un quesito identico a quello che la medium pone a Neo in Matrix: “Tutto questo sarebbe successo ugualmente, se lui non l’avesse mai saputo?”.

Questi due esempi illustrano quelle che gli psicoterapeuti definiscono “profezie autoavveranti”. Si tratta di supposizioni che i comportamenti successivi, con molta probabilità, non faranno altro che confermare rincarando la dose a colpi di “Te l’avevo detto”.

Durante uno dei miei campi estivi ho incontrato una ragazzina piuttosto irascibile che, grazie al mio sguardo di animatrice e all’avvertimento discreto (“Tenetela d’occhio”) ricevuto prima di partire dalla persona che l’accompagnava, collocai subito nei casi “problematici”. Chiamiamola pure Jeanne. Jeanne aveva un fare supponente: con aria di sfida guardava gli adulti dall’alto in basso, accigliata, con il broncio e il labbro inferiore che sporgeva leggermente in avanti.

La mia prima impressione fu subito confermata quando, meno di cinque minuti dopo il suo arrivo, già si allontanava con passo deciso dal nostro luogo di raggruppamento. 
Ve l’avevo detto!

Da quel momento tutti gli animatori, prevenuti, iniziarono a sorvegliarla anticipandone dispetti e ribellioni. La riportavano sulla retta via, nel momento esatto in cui il suo braccio si apprestava a compiere il movimento che avrebbe fatto cadere il bicchiere, riducendolo in mille pezzi. Risultato? Dopo l’arrivo di Jeanne sapevamo che avremmo trascorso la maggior parte del nostro tempo a “gestirla”. Ma più il tempo passava, più il suo viso si accigliava. 
Lo avevamo detto! (leggi tutto)

 
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