LA FASE DELL’ADOLESCENZA NELL’ERA MODERNA E I COMPORTAMENTI A RISCHIO

LA FASE DELL’ADOLESCENZA NELL’ERA MODERNA E I COMPORTAMENTI A RISCHIO

di Giovanni Maria Ruggiero

L’adolescenza nell’era moderna

Un tempo, a quindici anni non si era adolescenti ma già giovani adulti. L’adolescenza è un’invenzione moderna, questa età inquieta in cui si è ancora economicamente dipendenti dalle figure familiari e s’intraprende un lungo percorso di preparazione scolastica al mondo del lavoro; e al tempo stesso si è già fisicamente cresciuti e psicologicamente pieni di aspirazioni, sogni e progetti che non sono più quelli infantili, il desiderio di esplorare il mondo è li, davanti a noi. E infine, e questo è il terzo ingrediente che fa saltare tutto, la dipendenza economica si unisce però a una disponibilità, a un benessere sconosciuti alle età passate della sussistenza economica. Si è nell’epoca del consumismo, e tra lavoretti part time e paghette passate dai genitori l’adolescente, pur dipendente, ha anche una sua indipendenza che lo rende già soggetto economico, cliente e consumatore. Soprattutto consumatore di cultura: musica prima di ogni cosa, e poi cinema, serie TV, informatica, insomma ogni genere di media.

Questo adolescente è quindi uno strano soggetto, un individuo e un cittadino a metà, dipendente e indipendente, oggetto e agente, attore e comparsa. Promuove e sostiene una cultura che è dominante soprattutto nel campo musicale, almeno dai tempi di Presley, mentre in altri campi è assente per oggettiva immaturità. Questa sua instabilità destabilizzante si prolunga in una giovinezza infinita che è poi un’infinita adolescenza, negli studi universitari e nella ricerca del primo impiego. E anche in quei casi in cui non si studia all’università e ci si inserisce prima nel mondo del lavoro, permane questa sensazione di eterna attesa e di eterna adolescenza.

L’adolescenza è quindi destabilizzazione per eccellenza. Lo fu in maniera divertente e musicale negli anni ’50, psichedelica e idealista nei ’60, cupamente utopica nei ’70, e poi si è quasi paradossalmente stabilizzata nella sua labilità e nella sua natura di età imperfetta negli anni successivi.
Eppure la letteratura psicologica ha abbandonato la rappresentazione dell’adolescenza come condizione di disagio e sofferenze. La crisi adolescenziale non è l’unica e forse nemmeno la più importante nella vita di una persona. Il cambiamento e lo sviluppo –e quindi la destabilizzazione– non sono limitati al periodo iniziale della vita, ma riguardano tutta l’esistenza, dal momento che tutte le funzioni psichiche subiscono mutamenti incessanti lungo l’intero corso della vita. (leggi tutto)