La scelta del partner e il mito familiare

La scelta del partner e il mito familiare

La scelta del partner rappresenta un momento cruciale nella vita di ogni persona.

Essa viene considerata comunemente una scelta inconsapevole, basata su una strana attrazione o su una bizzarra alchimia….in realtà non è così ma si possono rintracciare delle condizioni che indirizzano la nostra scelta.

Può accadere che le attese della propria famiglia siano state fino a quel momento messe in primo piano rispetto alle aspettative individuali, e nella scelta del partner componenti individuali e richieste familiari vengono a confrontarsi.

Lo scopo è comunque sempre quello di tentare di trovare una forma di compromesso tra le richieste legate al mandato familiare e le esigenze personali.

Le caratteristiche alle quali un individuo presta attenzione nella propria ricerca del partner devono essere in grado di soddisfare le aspettative implicite negli elementi del mito familiare.

Il grado di influenza del mito familiare nella scelta del partner dipende dalla forza e dalla ricchezza di esso: se il mito familiare è articolato e vario,  le possibilità di sviluppo e di scelta saranno elevate, se invece all’interno di esso vi è una componente predominante sulle altre, essa avrà il predominio nella richiesta di soddisfazione.

Ciò sembra anche essere in rapporto con il grado di differenziazione raggiunto dall’individuo, cioè con il suo grado di autonomia e di individuazione, e con la sua capacità di rielaborare il mito intesa come modalità di risolvere i propri legami con le figure familiari più significative.

Generalmente con il passare degli anni la scelta di un partner diventa sempre più complessa e soggetta ad un maggior numero di esigenze.

Del resto all’interno di una serie di possibilità offerte dall’intreccio mitico, ci sono due fattori che influenzano la scelta del partner: essi sono il “contesto” e il “tempo” in cui si svolge l’incontro e in cui si sviluppa il rapporto. Chi inizia un rapporto in giovane età ha sicuramente aspettative differenti da chi lo inizia in età avanzata e indirizza la propria scelta in base a caratteristiche differenti.

Un  altro aspetto molto importante nella scelta del partner è il processo di identificazione.

L’individuo, durante il suo sviluppo, prende come modello le proprie figure genitoriali. Queste gli sono utili per la costruzione dell’identità di genere e come modello per il rapporto con il partner.

Per quanto riguarda questo secondo aspetto, dobbiamo dire che un meccanismo che  influenza il riconoscimento e la scelta del partner è la metafora.La metafora nasce dalla capacità umana di capire immediatamente il significato di persona trasmette all’altro, fin da subito, sia a livello verbale che non verbale.

Cosa accade durante il primo incontro?

Molti elementi inducono a ritenere che la scelta del partner venga effettuata con grande rapidità e che si basi su “impressioni” legate ad una serie di messaggi inviate dalle due persone coinvolte nella relazione, sia a livello verbale che non verbale. Questi messaggi contengono elementi ad alto contenuto simbolico, che rappresentano, condensate, tutta una serie di immagini che hanno un significato molto importante per gli individui che si incontrano. Per quanto riguarda le espressioni mimiche, sembra che quelle che  più ci colpiscono nell’altro o che stimolano maggiormente la nostra curiosità, siano quelle che possono suggerire potenziali relazioni atte a compensare componenti problematiche nelle nostre relazioni passate o attuali.

Molto spesso la coppia attribuisce a ciò che accade nell’incontro dell’innamoramento quasi un significato “magico”…..

Dall’intervista di Laura: “ è stato un flash perché non mi era mai successo, conoscere una persona e sentire…una sensazione strana, indescrivibile, è come sentire che questa persona ha un ruolo importante nella tua vita”.

Questo serve forse a spiegare il riconoscimento inconscio dell’altro fin dalle prime battute e quella strana sensazione di conoscere l’altro da molto più tempo di quello effettivo.

La scelta del partner sembra essere l’espressione di un gioco estremamente sottile in cui l’attenzione culturalmente indotta diretta a cogliere specifici elementi di interesse nell’aspetto e nel comportamento di una particolare persona, si accompagna ad una “disattenzione” altrettanto selettiva verso tutti gli elementi del suo carattere e del rapporto con quella persona che potrebbero rendere problematica la relazione.

Il fattore culturale è il principale fautore di quel meccanismo detto da Bowlby “attenzione selettiva” o anche “disattenzione selettiva”: il fenomeno si può spiegare come un addestramento (da parte della cultura nei confronti degli individui), a considerare rilevanti certi elementi o certe caratteristiche e ad ignorarne altre.

E’ precisamente in questo contesto che avviene la scelta del partner.

Quello che viene attentamente ma anche inconsciamente selezionato, riguarda i valori ed i miti trasmessi da una determinata cultura familiare ad un determinato individuo inserito in un determinato ambiente; è intuitivo supporre che il risultato è altamente personalizzato e, sotto alcuni aspetti, imprevedibile; altri aspetti possono invece essere rintracciati nella vita passata dell’individuo.

Le problematiche non risolte di separazione, abbandono e individuazione dalla famiglia di origine, influenzano la scelta del partner in questo modo: quanto più la relazione familiare di origine è priva di elementi conflittuali, tanto più la scelta del proprio partner sarà libera e tanto più l’individuo riuscirà a separarsi da quello che Stierlin chiama il “mandato familiare” e cioè l’assegnazione di ruoli e di compiti fatta dai genitori ai figli, che costituisce la base per la ripetizione di modelli di comportamento e di situazioni passate. Quando i contenuti riguardanti la scelta del partner sono generalizzati, c’è un’ampia gamma di possibilità decisionali da parte del figlio, quando invece sono molto specifici le alternative si assottigliano.

Per spiegare in modo più comprensibile questo fenomeno mi servirò di un esempio di Claudio Angelo: se in una famiglia venisse assegnato alla figlia come mandato di trovare un uomo che compensi l’aspirazione, mai raggiunta dalla madre, di prestigio sociale, la scelta lasciata alla ragazza sarebbe comunque ampia; se, invece, a questa si aggiungesse il fatto che quest’uomo dovesse nel contempo soddisfare anche il mito familiare che il destino delle donne è quello di vedersi incomprese ed insoddisfatte per colpa degli uomini, la scelta dell’eventuale partner si complicherebbe di molto e sarebbe, per forza di cose, più limitata.

I miti ed i valori familiari suggeriscono quindi le caratteristiche alle quali prestare attenzione: queste devono essere, prima di tutto, in grado di soddisfare la cultura familiare; ed è per questo che una decisione iniziale apparentemente spontanea acquista un senso alla luce di quanto viene a verificarsi in seguito.

L’influenza della cultura familiare è inversamente proporzionale al grado di differenziazione dell’individuo dalla famiglia d’origine e soprattutto alla sua capacità di elaborazione della separazione: un problema diventa dell’individuo quando influenza la costruzione della sua identità e la formazione dei suoi rapporti personali.

Quindi nell’instaurare un nuovo rapporto facciamo un compromesso tra tutti gli elementi sopra detti e le caratteristiche individuali di ciascuno, cercando sempre e comunque di rispondere al maggior numero di miti e mandati familiari.

Quando due persone si “scelgono, lo fanno in base a dei bisogni interni che vogliono soddisfare; al partner vengono così inconsciamente attribuite quelle caratteristiche e quelle qualità che serviranno alla soddisfazione dei propri bisogni.

Nei primi momenti di una relazione entrambi i componenti della coppia si prodigano per apparire al meglio agli occhi dell’altro; inoltre nella fase dell’innamoramento c’è anche una perdita di obiettività che nasce dal desiderio di aver finalmente trovato la persona giusta, quella che capita una sola volta nella vita.

Ad alimentare questo sogno comune, concorrono moltissime componenti: un’idea di fondo diffusa, le favole che si raccontano ai bambini, le soap opera, moltissimi film di largo consumo, ed un desiderio vivissimo che tutto ciò sia vero.

Nella vita comune le persone non incontrano né principi azzurri, né attori di film e, dopo un inizio travolgente, il sogno si infrange e le persone si sentono tradite.

La reazione abituale a questo stato di cose è l’accusa dell’altro: lui ci ha ingannato mostrandosi diverso, lui ci ha fatto credere di poterci aiutare, lui ci ha tradito.

La fine dell’idillio romantico e l’inizio della coppia consiste essenzialmente nel prendere coscienza che l’altro non sarà mai come noi lo avevamo pensato e che non potrà mai riempire i vuoti lasciati dai nostri bisogni.

Silvia Sossi

Riferimenti bibliografici

Andolfi, M., Angelo, C., Saccu, C., La coppia in crisi, I.T.F., Roma 1988

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Cigoli, V., Terapia familiare: l’orientamento psicoanalitico, Franco Angeli Editore, 1983

Giannocoulas, A., Dall’innamoramento alla genitorialità- Psicobiettivo vol 13, 1, Ed Cedis, 1993

Holmes, J., La teoria dell’attaccamento: John Bowlby e la sua scuola, Raffaello Cortina Editore, 1994

Minuchin, S., Famiglie e terapia della famiglia, Astrolabio, Roma, 1976

Willy, J., La collusione della coppia, Franco Angeli Editore

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