La terza età

Elementi di Psicologia della Terza Età

Dal punto di vista della definizione di vecchiaia, la “terza età” si individua a partire dai 65 anni anche se per molti studiosi i problemi dell’invecchiamento sarebbero più fedelmente evidenziati a partire dai 75 anni (cosiddetta quarta età).

Il processo di invecchiamento dovrebbe essere inquadrato nella prospettiva dell’intero corso della vita: rappresenta perciò una fase di tutto il ciclo di vita, ma nello stesso tempo anche il risultato delle influenze derivanti dalle fasi vissute in precedenza.

Un concetto fondamentale in ogni discorso sull’invecchiamento è costituito dalla relatività dell’età stessa. L’età cronologica, intesa come numero di anni trascorsi dalla nascita, può dare una descrizione solo parziale della persona, poiché la dimensione sociale e quella psicologica rivestono un’importanza fondamentale nella vita di ogni individuo.

Sicuramente l’invecchiamento è un processo strettamente individuale: ogni persona ha un suo modo di invecchiare ed un suo tempo per invecchiare. Anzi, occorre notare che nell’età anziana si evidenzia in modo particolare la singolarità di ogni individuo con l’accentuarsi delle  differenze da persona a persona. Si potrebbe dire che l’invecchiamento inizia nel momento in cui nasciamo, ma certamente l’età anziana è il periodo di vita dell’uomo nel quale il processo di invecchiamento si rende palesemente manifesto. L’invecchiamento può essere definito come un aumento di eventi cronologici che rende l’organismo più suscettibile agli stress della vita.

Sebbene il rischio di malattie aumenti con l’età, i problemi di salute non sono una conseguenza inevitabile dell’invecchiamento. Per molte patologie sono ormai note misure preventive efficaci come l’adozione di un sano stile di vita e le indagini cliniche per la diagnosi precoce che contribuiscono a migliorare la salute nella terza età, mentre il mantenimento di relazioni sociali e di una attività continuativa contribuiscono a contrastare i sintomi depressivi.

Per ciò che riguarda le caratteristiche esistenziali si può dire che un tratto dell’invecchiare consiste nello scoprirsi vecchi, nell’assumere la vecchiaia, nel sentirsi “altri”, pur rimanendo se stessi.

Da ciò deriva che gli anziani possono o dirsi malati senza esserlo, perché considerano malattia le indisposizioni dovute all’invecchiamento, oppure dirsi sani pur essendo malati, perché considerano indisposizioni dovute all’età ciò che invece è una vera e propria malattia.

L’anziano in genere giunge a sentirsi tale attraverso l’immagine di sé che gli altri gli rimandano. E molto spesso l’idea che la gente ha dell’anziano è carica di pregiudizi: si attribuiscono all’anziano l’acuirsi di tratti come l’avarizia, la diffidenza, l’ostilità per le novità, la difficoltà nelle nuove acquisizioni, un generale rallentamento. Quello  che non si trasmette all’anziano è che LA VECCHIAIA E’ ANCHE AUTENTICA MATURAZIONE, OSSIA SVILUPPO DI NUOVE POSSIBILITA’.

 

Dal punto di vista sociale, la peculiarità dell’anziano consiste soprattutto nell’aumentata suscettibilità alla malattia, sia somatica che psichica, in risposta ad eventi stressanti, in situazioni di crisi della rete dei rapporti sociali.

Gli eventi che l’anziano deve affrontare e che risultano più frequentemente stressanti e distruttivi della rete di rapporti sociali e di legami affettivi sono: il pensionamento, l’allontanamento dei figli, l’eventuale perdita del coniuge, la perdita di amici e parenti cari.

Il pensionamento è una delle più importanti pietre miliari della vita nelle società industriali occidentali. Il suo significato è opprimente per tutti coloro che sono stati abituati a concepire il proprio valore in termini di occupazione. Il lavoro fornisce molto di più che il solo denaro; fornisce delle reti sociali, delle abitudini, un motivo per alzarsi al mattino e sentirsi stanchi la sera, assegna alle persone un “posto” nella società. Attualmente l’esperienza del pensionamento viene vissuta come “perdita” per la maggior parte delle persone.

Il pensionamento generalmente si articola in tre fasi: una fase di “luna di miele” in cui ci sente felici di questa grande “vacanza”, poi la sensazione di una terribile catastrofe quando ci si rende conto della realtà e, infine, un processo di riadattamento.

Anche per ciò che riguarda la vita di coppia, il pensionamento è spesso un momento difficile: la maggior parte dei matrimoni non funzionano sempre bene o sempre male ma vanno, per così dire, a periodi, e il pensionamento, specie se accompagnato da malattie, costringe i due coniugi a stare forzatamente insieme, provocando tensioni eccessive nella loro relazione. I problemi di lavoro offrono quotidianamente alla coppia molti argomenti di cui parlare; venendo a mancare tali argomenti occorre apprendere nuovi modelli di comunicazione Anche l’allontanamento dei figli dalla casa dei genitori è un momento difficile e di possibile crisi, ma l’evento più stressante e doloroso è sicuramente la perdita del coniuge. C’è da affrontare una duplice perdita: quella di una persona affettivamente importante insieme alla quale si era costruita la propria esistenza, e quella del ruolo di moglie o marito che, in seguito al pensionamento, aveva rappresentato il ruolo primario di identificazione sociale. La perdita del coniuge impone una serie di riadattamenti di fronte alla prospettiva della solitudine, del cambiamento di residenza o del passaggio all’istituzione.

Le sofferenze fisiche, la diminuzione dei contatti interumani, la cessazione delle attività professionali e lavorative concorrono nel determinare lo stato di ISOLAMENTO della persona anziana: il mondo è distaccato e lontano, talora incomprensibile. La diminuita funzionalità visiva e/o uditiva accentua il quadro comportando un’ulteriore diminuzione di vie di comunicazione e di quantità di informazione.

Per vivere al meglio questa fase della vita, la prima cosa che bisogna cercare di evitare è l’isolamento: frequentare altre persone è sempre un grande conforto. Esistono molte iniziative accessibili: corsi di yoga, corsi di ginnastica dolce..muoversi fa bene alla salute ed inoltre dà la possibilità di potersi confrontare e divertirsi insieme agli altri. Anche leggere libri e riviste aiuta a rimanere informati ed a tenere allenata la memoria.

Il pensionamento può essere un’occasione per riprendere ciò che si era interrotto: le università della terza età sono un’ottima risorsa per chi vuole riprendere o ricominciare a studiare. Un’altra opportunità è data dai corsi di ballo: imparare a ballare è divertente e fornisce l’opportunità di riunirsi poi per “mettere a frutto” ciò che si ha imparato, durante serate danzanti. E poi corsi di botanica, di pittura, di cucina, di recitazione..insomma, riprendere a fare o imparare nuove attitudini può donare nuove energie.

Tutto ciò riguarda, principalmente, chi non è nonno: i nonni sembra, infatti, che abbiano meno tempo a disposizione per lo svago personale! Nella società attuale in cui quasi tutte le donne lavorano, i nonni sono una grande risorsa per la cura dei nipotini, i vari accompagnamenti a scuola e nei centri sportivi, l’aiuto nei compiti.

 

 

 

 

 

Riferimenti bibliografici

–          Tatarelli R., Il paziente anziano, FrancoAngeli Editore, Milano 1996

–          Di Virgilio M., La malattia di Alzheimer e le altre forme di demenza, FrancoAngeli Editore, Milano 2000

–          Marshall M., Il lavoro sociale con l’anziano, Ed Erickson, 1999

–          Caretta F., Petrini M., Bernabei R., La cura della persona anziana, Università Cattolica del Sacro Cuore

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