La vergogna: perché le donne ne sono sopraffatte

La vergogna: perché le donne ne sono sopraffatte

CLAUDIA CARUCCI

 

 In un primo tempo avrà cercato di aiutarsi da sola, facendosi mille discorsi. Poi si sarà aggrappata agli affetti, per tentare di uscire da quell’incubo. Nulla ha funzionato. Perseguitata da quella che viveva come un’onta insopportabile, ancheTiziana Cantone, come molte altre donne prima di lei, ha scelto di spezzare la sua vita, a 31 anni, impiccandosi nella cantina della casa dove era andata a vivere con la madre a Mugnano, in provincia di Napoli.  

LA VERGOGNA  

L’ennesima tragedia provocata da un malessere forte, indomabile, travolgente e spesso onnipotente: la vergogna. Classificare questo disagio non è semplice. È un sentimento che alberga nell’animo umano e salta fuori quando sollecitato da qualche stimolo esterno? È una sensazione passeggera, vaga ma potenzialmente dirompente se alimentata e supportata da qualcosa o qualcuno che ci sta intorno? È un concetto assoluto ed oggettivo, oppure una condizione del tutto relativa, modulata da influssi imprevedibili?  

PERCHE’ LA PROVANO SOPRATTUTTO LE DONNE  

Un fatto è certo. Quando è la vergogna a determinare gesti estremi, soprattutto se legati alla sessualità, le vittime sono quasi sempre donne. Difficile immaginare un uomo che si toglie la vita per aver visto messe alla berlina le sue performance erotiche. Evidentemente c’è una differenza di genere anche nella percezione del disagio e a determinarne la potenza d’impatto non è la presunta fragilità emotiva delle femmine rispetto ai maschi, ma qualcosa di ben più complesso.  

 LA SPIEGAZIONE DELLO PSICHIATRA  

«In un evento come il suicidio collegato al timore del giudizio da parte della società – spiega Emilio Sacchetti, professore di Psichiatria presso l’Università di Brescia e presidente della Società Italiana per i Disturbi Bipolari – un grosso peso viene dall’impostazione culturale del Paese in cui si vive. In Italia la parità fra i sessi non esiste ancora, nonostante si facciano tanti discorsi per farla credere reale. I suicidi delle donne che avvertono il senso della vergogna, ma anche i femminicidi, sono collegabili ad una cultura ancora retrograda e giudicante nei confronti del cosiddetto “gentil sesso”. Il corto circuito che fa scatenare la reazione spropositata ed estrema di una persona vittima di una pubblica derisione, è l’insostenibilità dello “stigma”. E questo è inflitto soltanto alle femmine, per il maschio non esiste. Pensiamo a quello che veniva chiamato il “delitto d’onore”. Soltanto pochi decenni fa il tradimento della moglie era considerato un’attenuante per quei mariti che assassinavano le consorti infedeli. La stessa cosa non valeva all’inverso. La nostra cultura si trascina dietro molti retaggi e siamo ancora distanti dal liberarcene». (leggi tutto)

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