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Quando le madri si tolgono la vita

In occasione della giornata mondiale per la prevenzione del suicidio, uno studio dell’Istituto Superiore di Sanità rende noti i dati delle donne che in Italia si sono suicidate durante il primo anno dalla nascita del figlio. Un fenomeno che potrebbe essere arginato con una maggiore prevenzione, individuando le situazioni a rischio e fornendo un supporto psicologico ed eventualmente psichiatrico.

 

 

articolo di ELISA MANACORDA

È UNA rivoluzione che ha una data d’inizio ma, se tutto va come deve andare, non ha un termine. Comincia con il primo test di gravidanza, e non si conclude mai: si rimane madri a vita, anche quando i figli, ormai grandi, sono fuori di casa. Eppure ci sono delle donne per le quali questa rivoluzione permanente – di ruolo, di condizione, di stato: passare da individuo a genitore – diventa un peso insopportabile. Qualcuna non ce la fa. E sceglie di sottrarsi con la morte, spesso violenta, per impiccagione o precipitazione. Un fenomeno raro ma presente anche in Italia, seppure in misura minore rispetto ad altri paesi, soprattutto del Nord Europa. Il suicidio è infatti una delle cause di mortalità materna tra le più rilevanti e comuni a un anno dalla fine della gravidanza nei paesi industrializzati.

Lo evidenzia uno studio pubblicato sugli Archives of Women’s Mental Health e condotto dai ricercatori dell’Istituto Superiore di Sanità guidati da Ilaria Lega, del Reparto salute della donna e dell’età evolutiva dell’ISS diretto da Serena Donati. Lo studio è il primo contributo originale su questo tema da parte di un paese dell’Europa mediterranea, e verrà reso noto in occasione della Giornata mondiale per la prevenzione del suicidio, nata su iniziativa dell’International Association for Suicide Prevention (IASP) e con il sostegno dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che si celebra il 10 settembre.

La ricerca si basa sui dati contenuti nel Sistema di sorveglianza della mortalità ostetrica (Italian Obstetric Surveillance System – ItOSS). “Analizzando i dati provenienti da 10 Regioni italiane, nelle quali si verifica il 77 per cento delle nascite nazionali, tra il 2006 e il 2012 abbiamo notato un’anomalia: 67 casi di suicidio materno, in un paese caratterizzato per altro da un basso tasso di suicidi femminili (2,1 ogni 100 mila abitanti). Possono sembrare cifre poco rilevanti, e in parte lo sono se paragonate a quelle più alte di paesi come il Regno Unito, ma che comunque fanno riflettere. Soprattutto perché sono in parte evitabili”, spiega Lega. I numeri raccontano dunque di 2,3 suicidi ogni 100 mila nati vivi. Ma per avere un’idea dell’ampiezza del fenomeno, continua la ricercatrice, bisogna sapere che la mortalità materna per emorragia ostetrica, che è la principale causa di mortalità materna da complicazioni ostetriche in Italia, ha causato 1,92 decessi ogni 100 mila nati vivi nelle stesse Regioni.

Chi sono queste madri che scelgono di togliersi la vita? (leggi tutto)

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