Mamme mie! Surrogate, donatrici, intenzionali…

Mamme mie! Surrogate, donatrici, intenzionali…

Madri surrogate o surroganti, madri donatrici, portatrici, riceventi, madri di nascita, madri biologiche o genetiche, madri intenzionali, committenti, giuridiche… Ma di mamme non ce n’era una sola? «Mamme mie!» s’intitola l’ultimo bel numero della rivista Leggendaria che mette a tema l’appassionato e appassionante dibattito sulla «gestazione per altri», come viene definita dal movimento Lgbt, o sull’«utero in affitto» termine un po’ denigratorio per liquidare sbrigativamente una pratica esistente in molti paesi del mondo.

Il guazzabuglio linguistico è uno specchio rivelatore dei tanti problemi e punti di vista di uno scenario in evoluzione, nota Giorgia Serughetti che ha curato il tema della rivista insieme alla direttora, Anna Maria Crispino. Che scrive:

«Mantenere aperto il dibattito nel rispetto non solo delle molte diverse opinioni – ma anche, e soprattutto, delle diverse attrici in scena, comprese le “convitate di pietra”, vale a dire le madri per altri/e, è a nostro avviso una presa di posizione politica necessaria. Non scegliere la scorciatoia, peraltro inefficace, del proibizionismo “senza se e senza ma”…»

Su maternità surrogata e tecniche riproduttive il movimento femminista si interroga da tempo, scrive Giorgia Serughetti nel suo esauriente pezzo introduttivo: si va da L’Eclissi della madre di Maria Luisa Boccia e Grazia Zuffa al recente Contract Children: Questioning Surrogacy della sociologaDaniela Danna, che contesta la formula «madre surrogata» perché la biologia della gravidanza prevale sul legame genetico: sarebbe dunque sempre la donna che ha messo al mondo il nuovo nato, anche quando non ha con lui alcun legame genetico, colei a cui spetta l’ultima parola sul suo destino.

Si toccano tutti gli aspetti del problema, dalla dimensione storica – risale al 1978 la nascita in Inghilterra di Louise Brown, prima figlia della provetta – agli attuali schieramenti pro e contro suscitati dal movimento anti-surrogacy europeo che vede in prima fila le femministe francesi guidate da Sylviane Agacinski. Da cui, come è noto, ha preso le mosse il gruppo «Se Non Ora Quando – Libere» promuovendo un appello per mettere al bando la pratica, che trasformerebbe i bambini in merce da vendere o da donare.Appello giudicato da molte/i inopportuno per la coincidenza con l’attesa approvazione della legge sulle Unione civili, tuttora in bilico in Senato.

Schieramenti che non di rado hanno visto contrapposte diverse generazioni di femministe, mentre i conflitti giuridici e le sentenze spesso opposte emesse nel corso degli anni – a partire dal famoso caso di Baby M, nel 1986, in cui la madre surrogata venne riconosciuta come legale ma il minore fu affidato al padre biologico e a sua moglie in nome del suo stesso interesse – danno un’idea della complessità del problema. A fare da cornice dati significativi, come i tassi di infertilità, che in Italia riguardano il 20/30{c8fd8305821bafa11d0454614117a16bc861cc0283585dd03a411eb873b58ecd} delle coppie: sono circa 30 gli aspiranti genitori che ogni anno si recano all’estero per cercare una madre surrogata, mentre molti di più, circa 4mila, ricorrono alla procreazione assistita. (leggi tutto)