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Centro di Psicologia e Psicoterapia

Psicologia evolutiva. Gli effetti psicologici della separazione sui figli

Lo sviluppo psicologico nell’età evolutiva è caratterizzato  da modificazioni fisiche, percettive, del linguaggio, sociali e morali. A periodi di rapida crescita accompagnata da turbe o squilibri, si alternano momenti di relativa calma e consolidamento. Trascorsi gli stadi di passaggio, il bambino ritrova un nuovo periodo di equilibrio. L’ambiente in cui egli nasce e cresce e le figure primarie di attaccamento (madre e padre) che si occupano di lui sono fondamentali per un pieno sviluppo armonico.

I suoi genitori e gli altri adulti di riferimento hanno il compito di aiutarlo e facilitarlo nel gestire

-con consapevolezza-  la massa di informazioni percettive ed emotive da cui rischia di essere travolto.

Un eventuale accumulo di esperienze negative causate da carenze fisiche ed affettive possono produrre comportamenti disfunzionali per il pieno sviluppo delle sue potenzialità.

In questo articolo si affrontano  gli effetti di un’esperienza molto intensa e a volte traumatica per tutta la famiglia: la separazione e il divorzio dei coniugi.

Le vicende che riguardano la crisi di coppia e poi la rottura definitiva tra i coniugi influenzano  lo sviluppo psicologico dei figli, in particolare nei casi di situazioni conflittuali.

Il figlio di una coppia in separazione sperimenta (in alcuni casi) un evento dannoso per il proprio sviluppo: non si limita a vivere con preoccupazione questo evento, ma introietta anche le dinamiche relazionali relative al comportamento dei suoi genitori.
Egli non è solo un semplice osservatore delle conseguenze della crisi dei suoi genitori, ma diventa presto parte di un “gioco “ familiare, in quanto chiamato ad assumersi ruoli differenti.
Se per proteggerlo si tenta di nascondere l’evento o si evitano spiegazioni, nonostante la presenza di un clima familiare che sottende la presenza di una forte crisi relazionale (di coppia), il silenzio attorno all’argomento può anche  facilitargli la comparsa di paure e angosce, come il pensiero di essere ad esempio abbandonato o di essere causa di conflitto.
Le ricerche che citeremo portano a rilevare che la  separazione genitoriale può essere meno traumatica per i figli, nei casi in cui mamma e papà riescono a dare continuità al legame parentale, sapendosi accordare nelle scelte e poi  rimanendo figure di coerente riferimento affettivo ed educativo.

Multifattoriali sono gli effetti della separazione sui minori e presentano due (qui sintetizzate) categorie di variabili:
-contestuali/familiari: la storia familiare, il cambiamento della struttura familiare, i disaccordi manifesti o latenti tra gli ex partner, la qualità del rapporto tra bambino e rispettivo genitore, la salute di ciascun genitore, pregresse esperienze di lutto, il contesto socio-culturale di appartenenza;
-psicologiche/individuali: l’età, il temperamento e la struttura di personalità del bambino, la capacità di recuperare un proprio equilibrio dopo le avversità (resilienza), il sesso, l’ordine di nascita.

Le ricerche nazionali e internazionali indicano che è la conflittualità dei genitori, più che la separazione in sé per sé, ad essere motivo di malessere nei figli. Aspetto importante è che nonostante la rottura della coniugalità permane la genitorialita: i membri della coppia anche se non più coniugi restano genitori ed è per questo motivo che devono rispettarsi e continuare a collaborare per un sano sviluppo psicologico dei figli.

Il bambino molto piccolo potrebbe far confusione tra la relazione coniugale e quella tra lui e i genitori, tanto che, vedendo i litigi tra i partners, potrebbe pensare che si stia rovinando anche il legame che questi hanno con lui.

Egli manca di strumenti cognitivi sufficienti  per elaborare la perdita e per comprendere le ragioni del cambiamento della struttura familiare. A volte può pensare di essere causa della crisi oppure può divenire vittima di tentativi di alleanza che ogni membro della coppia vorrebbe  instaurare con lui a scapito dell’altro.

Il coniuge che si separa è spesso preso da propri conflitti personali, pertanto, in alcuni momenti, rischia di mettere in secondo piano alcuni bisogni familiari.

Per il bambino che subisce la separazione, non è tanto questa in sé a produrre il maggior trauma, quanto le modalità con la quale essa viene affrontata dai suoi genitori.

Dalla letteratura su questo argomento, risulta che il bambino, all’interno di un percorso di separazione coniugale,  può assumere diversi ruoli:

-di  stabilizzatore/mediatore della conflittualità genitoriale;

– di caretaker (prendersi cura di ) nei confronti del genitore percepito come più fragile

(  facendo grossa fatica a prendersi il fardello della fragilità del genitore che accudisce);

-di “capro espiatorio” pur di mantenere unita la coppia genitoriale.

Questa ultima modalità è molto collegata al legame d’attaccamento ai genitori e alle modalità affettivo/educative adulte.

A seconda dell’età possono cambiare le risposte normali al traumatico evento della separazione.

Dai  o a tre anni il bambino può reagire con regressioni comportamentali, disturbi del comportamento, disfunzioni nel controllo sfinterico, suzione del pollice, etc..

Dai tre anni ai 6 i bambini possono apparire molto confusi. Qualcuno può sperare che i suoi familiari tornino insieme, qualcun altro può esprimersi con rabbia e aggressività verso i coetanei (morsi, calci, altro). Altri bambini possono manifestare regressione sul piano dell’autonomia.

Dai 6 ai 10 anni, di solito, prendono coscienza delle cause e conseguenze della separazione e reagiscono in vari modi (rabbia, tristezza, sintomi somatici.., difficoltà di apprendimento, rifiuto di andare a scuola..). (leggi tutto)

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