Psicoterapia con il bambino

Psicoterapia con il bambino

terapia con il bambino

Psicoterapia con il bambino

Molto spesso le famiglie arrivano in consultazione per un sintomo manifestato dal bambino, come paure, disturbi del comportamento, disturbi del sonno, difficoltà nel linguaggio, fobia scolare, tic, disordini alimentari, comportamenti violenti o ribelli, atti di prevaricazione sui propri compagni..

Tutti questi sintomi o comportamenti assumono significati diversi secondo il modo in cui vengono osservati.

Se questi fenomeni vengono letti come forma di disagio esclusivamente del bambino, allora saranno letti come comportamenti “malati” da analizzare e curare; se, al contrario, si considera la famiglia come un sistema attivo di cui il bambino fa parte e nel cui ambito un comportamento “diverso” può assumere un significato evolutivo, allora importante diventa capire che significato abbia per la famiglia in un determinato momento del suo ciclo vitale (Andolfi, 1990).

Gli psicoterapeuti di Psicoattivamente lavorano sempre con il bambino insieme alla sua famiglia in quanto dall’esperienza clinica emerge l’indubbia importanza del bambino nella vita di relazione della famiglia e di conseguenza il suo ruolo di primo piano nella terapia: per i suoi problemi, fisici e/o psicologici i genitori si motivano a chiedere aiuto; di fronte a crisi di coppia o  a separazioni coniugali difficili od ostili, il bambino diventa arbitro e interlocutore di straordinaria importanza. Inoltre, sempre più spesso si può osservare in quelle che oggi sono le nuove forme di famiglia, ad esempio nelle cosiddette famiglie ricostituite o in situazioni di adozione e affido, come intorno ai bambini ruotino le emozioni e i sentimenti dei grandi, i loro vuoti esistenziali e le loro speranze, talora persino l’evoluzione del rapporto d’intimità tra due partner adulti ha bisogno del “permesso” dei figli, spesso ancora in età infantile.

Pertanto, lavorando in un’ottica sistemica e familiare, il bambino in terapia ha un ruolo attivo ed importante ed è capace di partecipare alla costruzione di cambiamenti all’interno della famiglia.

Infatti il bambino in terapia familiare non è colui che viene portato dalla famiglia “per essere curato”, bensì è un soggetto attivo: è lui che, con il suo comportamento sintomatico, segnala un disagio e porta la famiglia dal terapeuta.

In questo modo viene a cambiare la natura stessa della relazione terapeutica, poiché se è il bambino che porta la famiglia, è anche lui che può dare le indicazioni e può permettere l’ingresso al suo mondo familiare. In questo senso viene ad assumere un ruolo da esperto perché può dire le cose come stanno realmente e, inoltre, può fornire un’occasione di incontro per rivedere posizioni emotive e assunti di base radicati nella famiglia in modo che i genitori non debbano sentirsi giudicati rispetto ai sintomi del figlio.Tali sintomi, infatti, vengono pian piano considerati dai genitori un incidente evolutivo che può avere una potenzialità, una vitalità enorme non solo per il bambino, ma attraverso di lui, per tutta la sua famiglia. Il passaggio dal senso di colpa dei genitori all’idea che qualche cosa è successo all’interno delle relazioni e si può lavorare insieme per cambiare, permette di accedere a nuove risorse.

Quando il bambino è presente all’incontro terapeutico, è possibile formare con lui un’alleanza terapeutica, richiedendo la sua assistenza e collaborazione per aiutare la famiglia. Questo modo di considerare e di lavorare con la famiglia tiene in considerazione il fatto che la situazione terapeutica in se stessa espone ed evidenzia la vulnerabilità e il profondo senso di inadeguatezza degli adulti; elogiare ed utilizzare le risorse del bambino significa complimentarsi implicitamente con i genitori per allevato un figlio competente e sensibile.

Ponendo il bambino al centro dell’attenzione lo si valorizza come persona competente.

Il terapeuta, non possiede ne può fornire soluzioni ai problemi, ma ha il compito di favorire il recupero delle risorse interne del sistema.

Si crea così un rapporto terapeutico che coinvolge entrambi in un processo di crescita comune e possibile cambiamento.

Silvia Sossi

 BIBLIOGRAFIA

  • Andolfi M., Angelo C. Tempo e mito nella psicoterapia familiare Bollati Boringhieri Ed., 1987;
  • Andolfi, M., Angelo, C., Menghi, P., Nicolò-Corigliano, A., M“La famiglia rigida, Feltrinelli 1989;
  • Andolfi, M. “Come   restituire l’infanzia ai bambini”, L’Infanzia negata  da      Terapia Familiare n. 46, 1994

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