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“E senza accorgermene, poggiai una lametta sul braccio”. Nell’inferno invisibile dell’autolesionismo

L’autolesionismo è un argomento tabù. È importante dire a genitori e insegnanti, quando scoprono questi casi, di non accusare mai i ragazzi, di non aggredirli. C’è già un dolore e una vergogna, una paura del confronto. Hanno bisogno di non sentirsi più sbagliati di quanto già si sentano, hanno bisogno di essere accolti. Hanno anche paura di far soffrire chi gli sta intorno. Ascoltate e capite, non fateli sentire peggio. Ditegli: ‘Adesso lo risolviamo insieme. È un problema da cui se ne esce’”.

In Italia, 2 adolescenti su 10 dichiarano di aver messo in atto condotte autolesive. L’età media in cui si inizia è 12 anni. Sui social più utilizzati dai ragazzi, si trovano tutorial su come tagliarsi senza farsi scoprire, per diventare sempre più invisibili

Il cuore martella nel petto. Pompa adrenalina nel corpo. Spinge lacrime fuori dagli occhi. Non basta. Ti aggiri nella cameretta. Alzi il volume della musica. Provi a urlare. Non basta. La faccia si contrae in una smorfia di dolore, mentre il respiro si fa più affannato. La testa gira, si aliena, ma i pensieri restano nitidi: nitida la risata di scherno dei tuoi compagni, nitida la tua solitudine, nitide le urla di tua madre. Tremi, e non basta. Il tuo corpo sembra implodere, mentre una massa oscura preme all’altezza del petto, sulla bocca dello stomaco, spinge verso la gola. Il taglierino è sulla scrivania, lo poggi sul braccio senza neanche rendertene conto.

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