Sindrome Italia, nella clinica delle nostre badanti

Sindrome Italia, nella clinica delle nostre badanti

Hanno lasciato dietro di sé i mariti, a volte i figli piccoli.
Viaggio in Romania, per scoprire che chi si cura
dei nostri cari può pagare un prezzo altissimo

Testo di Francesco Battistini | Foto e video di Francesco Giusti/Prospekt

All’Istituto psichiatrico Socola di Iasi le badanti ricoverate sono più di 200 l’anno.Depresse, insonni, aspiranti suicide «Più che una malattia, la sindrome Italia è un fenomeno medico sociale», dice la primaria Petronela Nechita.

 

Nicoleta, sei una schifosa! Nicoleta, pulisci! Nicoleta, sta’ zitta! «Le sento sempre, quelle voci…». Nelle orecchie ronzano ancora le urla del vecchio malato d’Alzheimer e di sua moglie. Nella mente, i ricordi della casa di Treviso: una prigione senza sonno e senza permessi, né sabati né domeniche. «Quei signori me li sogno tutte le notti. Due zombie! M’afferrano, mi fanno male!…».

All’ombra d’un carrubo, ingoffita d’un soprabito nero che invecchia il suo corpo cinquantaduenne, Nicoleta sta seduta a fissare le ortensie della clinica. Ogni mezzogiorno, stessa panchina. Dieci anni da badante e ora più nessuno a cui badare, nemmeno se stessa. Il tempo, lo trascorre a fare la terapia: «Quando sono tornata a casa, nel 2012, mi sono accorta che parlavo con le voci. Mi sentivo prigioniera, non dormivo mai, scappavo. Avevo attacchi di panico, piangevo. I miei due figli mi guardavano come una sconosciuta. Avevano ragione: erano cresciuti senza vedermi, ormai era passato troppo tempo… Alla fine se ne sono andati via». (leggi tutto)

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